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portomaggiore in lutto

L’addio a monsignor Marchetti

L’addio a monsignor Marchetti

Tantissimi fedeli e grande commozione ai funerali a Ravenna

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PORTOMAGGIORE. Tracce, ricordi, parole. Trent’anni nella comunità parrocchiale lasciano segni indelebili. Monsignor Guido Marchetti, scomparso giovedì pomeriggio dopo una lunga malattia, negli anni ’80-’90 era riuscito a costruire, mattone dopo mattone, tanti piccoli tasselli di una cittadina in forte espansione. L’affetto dei suoi ex concittadini è stato visibile al funerale, celebrato ieri nel duomo di Ravenna dall’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni. Da Portomaggiore, è partito un pullman insieme a chi coi propri mezzi voleva essere al rito funebre. Ai funerali, anche il sindaco Nicola Minarelli.

Anche su Facebook, già nella serata di giovedì e nella giornata di venerdì, tante foto di giovani ora adulti in posa con don Guido alla cresima, comunione o catechismo. «La Casa di Riposo parrocchiale - racconta Andrea Romagnoli, responsabile della struttura - è nata per sua volontà all’interno di un terreno donato da Colombarini. Attraverso le offerte delle benedizioni alla famiglie, nonché beneficenze dei portuensi è stato costruito il primo pezzo nel 1981, con ampliamento nel 1990: Andreotti tagliò il nastro d'inaugurazione. Fu anche presidente dell'Ospedale Eppi fino al 1984, senza dimenticare i tasselli sacri nell'attuale Collegiata».

In occasione del «millennio della comunità portuense nel 1993 - prosegue Romagnoli - aveva trovato le risorse pure per l'organo, che possiede 2446 canne. E' stata una persona importante: l'ho conosciuto fin da piccolo. Era intraprendente, ma generoso. Spronava a fare del bene, impegnandosi a sua volta. Sono molto legato a lui: oltre ad avermi assunto qui alla Casa di Riposo, aveva dato lavoro ad altre 50 persone. E soprattutto guardava al di là dei colori politici e religiosi». Durante il periodo portuense, don Guido collaborò con diversi sindaci, tra i quali Aurelio Pariali. «Ha fatto tanto in termini di opere e di carità. Abbiamo avuto un rapporto sincero di stima e franchezza. Ero un giovane amministratore e mi ha aiutato ad affrontare il ruolo. L'ultimo ricordo è molto vivo, ovvero pochi mesi fa al trentennale dei Lions in Sala Consigliare dove era presente. Nel suo discorso, raccontò di quanta emozione l'avesse preso nell'aver ricevuto proprio dalla mia Giunta il conferimento di cittadino onorario di Portomaggiore. Una testimonianza del suo sentirsi portuense». Quasi vent'anni fa il trasferimento a Ravenna per l'incarico di economo della Diocesi. «Mi volle con lui per diventare responsabile tecnico della Diocesi - spiega il geometra Vincenzo Zibordi - ruolo che ricopro tuttora. L'avevo incontrato settimana scorsa. Era sofferente: cercava di lottare coi problemi fisici. Era lucido e capiva quanto gli stava accadendo». (e.m.)

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