L’umidità autunnale ha danneggiato la produzione di riso
Piva (vicepresidente Cia): problemi per tutta la filiera I prezzi di mercato non consentono di coprire i costi
La campagna risicola 2015-2016, partita con i migliori auspici, non sta portando i risultati previsti. Superata la crisi delle alte temperature di luglio, infatti, le piogge intense e l'alto grado di umidità dell'aria di settembre e ottobre hanno ritardato la raccolta del prodotto di diverse settimane, provocando problemi sul campo e durante la lavorazione. Ritardo che ha sta facendo diminuire sensibilmente la quantità di prodotto raccolta di un 15-20% che corrisponde, in media, a 10-15 q/ha in meno. «Lasciare il riso già maturo e pronto per la raccolta in campo - spiega Massimo Piva, risicoltore di Ferrara e vicepresidente di Cia Ferrara - a causa dell'eccesso di precipitazioni è un problema per tutta la filiera risicola. Per i produttori significa mietere in condizioni di campo difficili, con il forte rischio di caduta di prodotto e ad umidità molto elevate. Per chi opera direttamente l'essiccazione in impianti aziendali, inoltre, i costi di gestione per i maggiori tempi di essicazione. Questi problemi fanno diminuire anche la resa industriale del riso. Il chicco maturo bagnato e lasciato in campo, infatti, tende naturalmente a gonfiarsi per poi restringersi in fase di asciugatura. Questo ciclo, in condizioni climatiche non favorevoli, può ripetersi più volte provocando il fenomeno della fessurazione che fa spezzare il chicco in fase di lavorazione». Ma non solo sono i problemi produttivi a preoccupare i risicoltori di Ferrara ma i problemi di mercato e le possibili ulteriori aperture alle importazioni di riso dai paesi EBA - un accordo che consente l'esenzione da dazi per l'accesso in Europa di prodotti provenienti da paesi meno sviluppati - che potrebbero mettere in difficoltà l'intera filiera. Attualmente, secondo una ricerca dell'Ente Nazionale Risi, il 68% di riso importato in Europa entra senza pagare dazio e l'Unione Europea sta pensando di includere nei paesi esenti anche Thailandia e Vietnam, dopo Cambogia e Myanmar. L'aumento delle importazioni influisce sui prezzi di mercato del riso che si mantengono troppo bassi e non consentono ai risicoltori di coprire i costi di produzione. Attualmente il prezzo dell'Indica si aggira sui 30€/q, un prezzo non soddisfacente, soprattutto se si pensa che i risi della stessa varietà possono entrare dai paesi EBA anche a 20€/q, quindi a quotazioni decisamente più concorrenziali. Vanno meglio alcune varietà di Japonica - i cosiddetti risottieri - come il Baldo che è in ripresa ed è passato da poco più di 30€ a circa 40€/q. Abbastanza stabili i prezzi di Arborio/Volano che si attesta sui 70€/q e il Carnaroli/Karnak a 75€/q. "Bisogna innanzitutto salvaguardare il mercato italiano - conclude Piva - dalle importazioni senza dazi. Occorre inoltre considerare la qualità e la salubrità del riso del Delta, vera e propria riserva naturale riconosciuta anche dall'Unesco. Qui i risi hanno residui davvero minimi e questo valore aggiunto deve essere protetto e riconosciuto anche a livello di mercato. Una produzione di qualità che non deve essere schiacciata dalla mancanza di azioni di tutela".
Andrea Tebaldi
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