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La DOMENICA

Lettera ad Alfano. Ma lei la cura ce l'ha?

Lettera ad Alfano. Ma lei la cura ce l'ha?

L'editoriale del direttore Stefano Scansani

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Non c’è tregua: furti che si trasformano in rapine, case razziate, cittadini aggrediti, massacrati, ammazzati. La risposta delle autorità locali è un richiamo alla collaborazione, allo sforzo collettivo per il controllo del territorio e, in fondo, al generale allertamento. I 24 sindaci ferraresi chiamano il governo. Finalmente. E la Nuova prova col ministro degli Interni Alfano.

Signor ministro, la prima pagina del mio giornale - come quelle degli altri quotidiani locali del nostro Paese - si fanno da sole. Nel senso che spesso la cronaca nera è tanto abbondante da mangiarsi ogni titolo disponibile, d’apertura, taglio medio, taglio basso. Non vale neanche più l’antica convenzione di temperare le copertine passando dai titoli forti e drammatici a quelli leggeri, sempre più leggeri e ottimistici, via via verso il basso. Spesso non c’è altro posto che per la nera: questa è la statistica pratica del quotidiano che non somma i numeri, ma è il pallottoliere dell’allarme sociale.

Che c’è, si sente, cresce, nulla c’entra con la speculazione politica ed elettoralistica. E chi replica che la colpa dell’allarme è dei titoli gridati, oltre che sbagliare si inimica le vittime, la gente. Come le due donne massacrate venerdì a Renazzo di Cento, dove un furto in abitazione s’è trasformato in rapina. Botte e sangue. Senza elencare gli scippi, le truffe, i raggiri, le spaccate ovunque. Stavolta le forze dell’ordine li hanno presi immediatamente. I carabinieri hanno compiuto un’operazione brillante.

Ma ciò non spegne il timore dentro e intorno le case. Basti leggere la cronaca di oggi. Bisogna ammetterlo. Tutte le persuasioni messe in campo dalle autorità sul territorio sono armi spuntate. Servono a nulla. Sentir dire che l’aumento dei fatti criminosi è una percezione soggettiva è un insulto. Propalare che non c'è incremento statistico degli episodi delinquenziali è una pratica che lasciamo ai teorici: non sanno che significa sorprendere un ladro in casa o temere d’essere ammazzati per una catenina vecchia o un orologio che appena luccica.

Essere destinatari dell’appello a badare, controllare, segnalare, collaborare con le forze dell’ordine è ammettere che queste sono insufficienti. Dopo una serie di rapine in abitazione, con concittadini minacciati, massacrati, legati e quasi lasciati morire a Codigoro, Mesola, Coronella e Gaibanella, il 9 settembre Pierluigi Tartari, un pensionato di Aguscello, è stato rapinato e ammazzato di botte. Il questore di Ferrara Antonio Sbordone ha dichiarato che ormai si è in presenza di “un'autentica barbarie”.

Me ne guardo bene da aggiungere che il Ferrarese è stata un’isola pressoché felice, dove fino a qualche tempo fa le biciclette non avevano lucchetto, le porte delle case restavano aperte, la gente non aveva paura e deteneva il potere di isolare le minacce (qualcuno propagandiscamente esagera e romba “padroni a casa nostra”). La sente com'è retorica questa filastrocca? Quanto è antica, superata? Quale favola insostenibile rappresenta per i tempi che corrono?

Posso girare questa evocazione dal basso verso l'alto. Cioè dall’impegno civico sollecitato alla cittadinanza, al sottovuoto spinto della risposta dello Stato, della responsabilità centrale, del governo della Repubblica, qui come altrove. A Ferrara, quanto nelle altre province italiane. Se si va per esclusione è l'Esecutivo che deve rispondere, reagire, fare. Se risponderà a queste mia nota domenicale la prego di non farlo con bilanci e analisi, ma appunto attraverso una replica esecutiva: cioè dire ai ferraresi e agli italiani quali sono le sue intenzioni nel rendere più efficace il servizio e il ruolo delle forze dell’ordine, nell’applicare le leggi e nel proporre la modifica delle leggi. Tutto discende da queste.

Se le leggi sono fragili, strabiche, ambigue, timide, e i fondi sono sempre meno tutti finiranno per non riuscire a fare: la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza, i vigili urbani, la polizia penitenziaria, la magistratura. Lei, che è anche segretario di un partito, sa perfettamente che il malessere della gente - che è vero, genuino, motivato - fa in fretta a declinarsi in politica, appena può, appena c'è occasione. E in questa Italia ce ne sono tante sul filo o in vista della perpetua campagna elettorale. Oggi a Bologna c’è un’iniziativa politica che si nutrirà più della percezione della paura che della sicurezza.

La fiducia sociale e la stabilità di questo governo si giocano su pochi ed essenziali fattori. Fra questi c’è quello della sicurezza. Non percezione della sicurezza. Sicurezza e basta. Che non è di destra, centro o sinistra. Senza risposte esecutive, pronte e certe, stia pur sicuro che l’evocazione del sangue chiama sangue, dell’occhio per occhio, della campagna contro gli stranieri, degli odi razziali, non hanno cura. Lei, onorevole Alfano, ce l’ha?

Stefano Scansani

s.scansani@lanuovaferrara.it

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