La Nuova Ferrara

Ferrara

Renazzo, prese le belve di via Lunga

di Marcello Pulidori
Renazzo, prese le belve di via Lunga

Catturati dai carabinieri i due banditi che hanno massacrato di botte madre e nuora

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RENAZZO. Li hanno catturati a poche ore l’uno dall’altro, uno a Castelfranco Emilia (nel Modenese), l’altro a Crespellano (nel Bolognese). L’incubo di via Lunga è finito, ora si spera che la madre e la moglie di Andrea Ardizzoni, il meccanico di San Giorgio di Piano, riescano a sopravvivere alle brutalità subìte. Con una operazione che ha pochi precedenti, i carabinieri hanno assicurato alla giustizia (trasferendoli poi in carcere) le due belve che hanno agito nella mattinata di venerdì: sono Florin Constantin Grumeza, 22 anni, nato in Romania, residente a Castelfranco Emilia, e Leonard Veissel, 26 anni, connazionale, senza fissa dimora.

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Hanno compiuto un’aggressione (a mani nude, con pugni e calci) che comporterà loro non pochi guai: dovranno, infatti, rispondere di tentato omicidio e rapina aggravata in concorso. La giovane età di entrambi e le modalità efferate con cui hanno agito, a mani nude (come hanno confermato ieri gli inquirenti in conferenza stampa), getta sulla loro condotta e sull’intera vicenda che li riguarda una caratterizzazione sinistra e inquietante.

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Ma si chiedeva giustizia, e giustizia i carabinieri hanno assicurato, grazie alla mobilitazione di reparti al completo e grazie alle indagini condotte in modo esemplare dal pm Filippo Di Benedetto, in strettissimo contatto con il capitano Eliseo Mattia Virgillo comandante della compagnia carabinieri di Cento e con il colonnello Carlo Pieroni comandante provinciale dei carabinieri. Due donne massacrate di botte, roba da togliere il respiro; una violenza immotivata, che non trova giustificazione neppure nel movente più bieco. Botte e botte, da codardi, per portare via 90 euro e alcuni monili d’oro già venduti e che hanno fruttato la “fortuna” di poco più di mille euro. Per queste due belve la vita di Cloe Govoni e Maria Humeiuc valeva poco più di mille euro.

Una delle chiavi di volta dell’indagine è l’Audi A6 (bianca, gialla e nera, e con targa tedesca) molto riconoscibile utilizzata dai due. Nei giorni scorsi infatti, nei giorni precedenti l’aggressione di venerdì mattina, la macchina era stata notata transitare più volte nei pressi della casa di via Lunga presa di mira. Non solo: numerosi residenti avevano già notato la stessa auto anche nel centro del paese. Segnalazioni preziosissime.

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Ma c’è di più: le segnalazioni, proprio perché affidabili, avevano portato i carabinieri sulla strada giusta. I militari avevano difatti intercettato e controllato l’auto il giorno prima dei fatti, il 5 novembre, identificando i due occupanti. Un passaggio determinante, perché dopo la selvaggia aggressione sono iniziate le indagini, e l’auto che aveva effettuato i “sopralluoghi” vicino alla casa di via Lunga, a quel punto è diventata la principale sospettata. È stato così che poco dopo la rapina, Grumeza veniva rintracciato a Castelfranco Emilia, in via Fratelli Cervi, dove aveva cercato un improbabile riparo da alcuni parenti. Sentito dal pm Di Benedetto per diverse ore, alla fine Grumeza ha confessato di aver partecipato alla rapina, svelando in quel frangente al pm anche il nome del complice, appunto Veissel.

Quindi, con un dispositivo impressionante di uomini e mezzi e sempre in contatto con il pm, i carabinieri sono riusciti a catturare lo stesso Veissel, il quale il riparo l’aveva cercato a casa di una donna sua connazionale, a Crespellano (nel Bolognese), in via 25 Aprile. Ed è lì che i militari lo hanno stanato. In piena notte, quella tra venerdì e ieri. La cattura dei due romeni permetteva poi di acquisire ulteriori elementi, tali da consentire di considerare questa indagine potenzialmente non conclusa: numeri di telefono, capi di abbigliamento, telefoni cellulari, impronte digitali. I due romeni sono stati trasferiti al carcere dell’Arginone, a Ferrara.

Sia il pm Di Benedetto che il comandante provinciale dei carabinieri Pieroni hanno infine ringraziato tutti coloro che hanno reso possibile la positiva conclusione dell’indagini fornendo particolari di rara utilità.

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