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L’abbraccio di Comacchio al suo nuovo parroco

L’abbraccio di Comacchio al suo nuovo parroco

Concattedrale gremita per l’insediamento ufficiale di don Ruggero Lucca L’arcivescovo Negri: la fede va proposta in maniera forte e sicura

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COMACCHIO. In mezzo ai tanti comacchiesi che ieri sera nella concattedrale hanno portato il benvenuto al nuovo parroco, don Ruggero Lucca, c’erano anche molti parrocchiani di San Giuseppe, comunità da cui il sacerdote 69enne proviene. Nella sua omelia l’arcivescovo Luigi Negri, dopo aver evocato alcuni temi di attualità, ha instaurato numerose similitudini tra la vita del profeta Elia, a cui erano dedicate le letture ed il nuovo incarico affidato a don Ruggero.

«Anche tu, non diversamente dal profeta Elia, andrai a Sarepta – ha detto monsignor Negri -; tu cominci una responsabilità grandissima e bellissima, perché sei chiamato ad educare questo popolo, come hai fatto nella comunità di San Giuseppe e come Elia dovrai far incontrare l’uomo che ha fame. C’è una povertà più tremenda di chi non ha soldi per pagare le bollette e si rivolge all’autorità ecclesiale – ha proseguito l’arcivescovo – ed è quella di chi non sa perché vive e crede che la propria vita non abbia un senso».

Sempre per parallelismi, l’arcivescovo ha esortato il nuovo parroco del duomo e della chiesa del Rosario a stimolare l’uomo alla fame, al desiderio di Dio, «ma senza imporre la fede, ma neppure stando in silenzio. Tu don Ruggero – ha esclamato -, devi proporre la fede in maniera forte e sicura, sii impavido nel servire Cristo e la Chiesa e mite, come lo sei per temperamento. Da ultimo fai imparare al tuo popolo che la fede non è un particolare». Non sono mancati i richiami al consumismo imperante e al maschilismo di cui «a torto» è accusata la chiesa, nel richiamo alla vedova di Sarepta e alla indissolubilità del matrimonio. «Si è di Dio per sempre – ha sottolineato l’arcivescovo – e anche per le persone che si ama e per i figli». Don Ruggero, dopo aver ricevuto la benedizione solenne, a sua volta l’ha impartita ai fedeli muovendosi tra le navate del duomo con il vice parroco, Don Adrian Gabor, sacerdote 31enne di nazionalità romena, proveniente da Cassana. Tra i banchi in prima fila il sindaco Marco Fabbri, le autorità militari e un folto gruppo di volontari dell’Unitalsi. «Non è mai facile far unione, vivere l’uno accanto all’altro, condividere gli stessi obiettivi – ha affermato don Ruggero -, e sostenersi nelle difficoltà; la sfida è questa, spero di riuscire con discrezione, sensibilità e comprensione a realizzarla. Il Signore doni a tutti i cristiani di Comacchio la capacità di sentirsi Chiesa, cioè comunione di tante persone unite nella stessa e unica fede».

Katia Romagnoli

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