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L’omaggio di Codifiume agli 81 caduti in guerra

L’omaggio di Codifiume agli 81 caduti in guerra

Festa Unità Nazionale, ieri mattina la cerimonia con l’inaugurazione delle targhe Il sindaco Fiorentini: mai più conflitti e grazie a chi ha sacrificato la vita per noi

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SANTA MARIA CODIFIUME. La comunità di Codifiume, ha vissuto un momento davvero molto intenso e di giusto riconoscimento per coloro che hanno dato la vita alla Patria. In occasione della Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, giornata che il Comune di Argenta ha deciso di festeggiare ieri mattina, oltre alla posa delle corone ai monumenti nelle frazioni, a Codifiume si è volta la cerimonia con l’inaugurazione delle targhe che ricordano nominalmente i 40 caduti nel prima guerra mondiale e altri 41 nella guerra d'Africa e nel secondo conflitto mondiale, tutti quanti originari di Codifiume.

Che fosse una giornata importante e ricca di significati, lo si è visto anche durante la messa, quando don Andrea, parroco di Codifiume, ha invitato tutti «a sacrificarsi nella quotidianità per il bene comune come si sono sacrificati i caduti per la Patria».

«Stiamo facendo memoria - ha poi detto il sindaco Antonio Fiorentini durante la cerimonia davanti al monumento, presente anche la banda di Molinella - però, mai più guerre anche se, grazie a chi a perduto la vita per la Patria, noi oggi viviamo bene. Tutto ha però un senso - ha concluso - se c'è la pace, che non vuol dire assenza di guerra perché la pace è un diritto universale».

Durante la cerimonia, il neo presidente della Rappresentanza di partecipazione cittadina(rpc) Franco Balandi, ha ricordato tutti coloro che in un modo e nell'altro hanno contribuito alla realizzazione delle targhe e fra questi, la dirigente dell'ufficio anagrafe del Comune di Argenta, Lia Marzocchi, Deanna Piazzi dell'ufficio di delegazione di Santa Maria Codifiume, i fratelli Zanetti dell'omonima fonderia di Codifiume e il centro Sire.

Per l'aspetto documentale, il ringraziamento è andato al ricercatore storico Gianpaolo Bertelli ed all'archivista Beniamino Carlotti.

Giorgio Carnaroli

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