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massacrate in casa

«Il governo investa sulle forze dell’ordine»

«Il governo investa sulle forze dell’ordine»

Sgomento a Renazzo. Cittadini preoccupati: per gli aggressori servono pene certe ed esemplari

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RENAZZO. «La paura c'è, ma Renazzo rimane un paese tranquillo e sicuro. Per gli aggressori però, pene certe ed esemplari». Con un pensiero rivolto a Cloe Govoni, 84 anni ed ex professoressa di italiano, e a Maria Humeiuc, 53 anni, le due donne massacrate di botte dai rapinatori, il paese di trova a riflettere sull'accaduto, tra sicurezza e giustizia. Alle due renazzesi, ricoverate in gravi condizioni e in prognosi riservata, una all’ospedale Sant'Anna, l'altra al Maggiore di Bologna, don Ivo Cevenini ha dedicato, assieme a tutta la comunità parrocchiale, una preghiera.

Alla famiglia Ardizzoni (Andrea è figlio di Cloe e marito di Maria) un messaggio di vicinanza e affetto. Don Ivo ha poi invitato tutti ad una profonda riflessione. Pensieri contrapposti, spinti dalla rabbia e dalla sete di giustizia nei confronti di chi si è reso protagonista di tanta crudeltà, come dal timore per la sicurezza propria e dei propri cari, e dal dolore per un fatto che poteva accedere a chiunque.

Dopo le parole di don Ivo, le opinioni e le reazioni si rincorrono libere: «Siamo preoccupati – riferisce un uomo – ormai i furti nelle case e nelle attività sono all’ordine del giorno, ma che degenerino in fatti tanto cruenti, ha dell'incredibile. Del resto, impossibile pensare che i carabinieri di Cento, gli unici in servizio di notte, e magari con una volante su un’area di 40 chilometri, possano garantire il controllo del territorio. Occorre che il governo investa sulle forze dell'ordine e ne potenzi la presenza, e che eviti poi che il loro lavoro venga vanificato con leggi che rimettono in libertà i malviventi nell'arco di 24 ore». Dalla comunitàsi è levato un coro di complimenti ai carabinieri per aver catturato in tempi record i malviventi.

La loro presenza in paese viene vista come un deterrente: «Per questo, stiamo ancora attendendo la riapertura della caserma di Renazzo, chiusa per lavori di recupero ormai da troppo tempo». Per qualcuno, la grave aggressione avvenuta in paese è «solo un caso isolato. Renazzo si conferma un paese tranquillo». Poi una proposta per garantire la sicurezza: «Basterebbe installare un paio di telecamere in testa ad ogni via. Penso che tutti i renazzesi sarebbero d'accordo, e pronti a metterci qualcosa di tasca propria. E non voglio sentir parlare di privacy, per la sicurezza di tutti noi, questo e altro». Definiti «mostri, ma anche ladri disgraziati» gli aggressori, Renazzo chiede una pena certa ed una condanna esemplare: «Almeno 40 anni, e non per il furto, ma per la crudeltà e l'efferatezza dell'aggressione, compiuta su due donne inermi». C'è chi rimarca il fatto che i due arrestati siano «romeni, come del resto è Maria anche se in Italia da tantissimi anni», altri invece rifiutano «la logica della strumentalizzazione, capace solo di generare pregiudizi e odio» e rigettano «le etichette e le generalizzazioni, anche sugli stranieri. Perché la malvagità non ha nazionalità». Del resto, anche chi vive a Renazzo ma ha origine straniere è rimasto profondamente colpito da un atto tanto efferato. Ovunque si parla, anche tra i più giovani, di “una vicenda che ha del disumano”. Ecco il racconto di una giovanissima: «Quando me l'hanno detto pensavo fosse un film. Invece è tutto vero, purtroppo. Quando si sente al telegiornale, non ci si pensa. E invece venerdì è successo qui, a Renazzo. Io, non sto più in casa da sola. Ho paura».

Beatrice Barberini

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