Unioni gay, un appello al Comune
Ferrara, documento di Famiglie Arcobaleno, Circomassimo e Agedo. Oggi la discussione in consiglio
FERRARA. Docenti universitari, avvocati, consiglieri regionali, psicoterapeuti, giornalisti, insegnanti, artisti. E’ variegata la rappresentanza dei ferraresi che hanno sottoscritto l’appello al Comune di Ferrara per il riconoscimento delle famiglie formate da persone dello stesso sesso e dai loro figli.
A proporlo, a ridosso della discussione in consiglio comunale dell’ordine del giorno sulle trascrizioni dei matrimoni contratti all'estero tra persone dello stesso sesso,le Famiglie Arcobaleno, Circomassimo (Arcigay e Arcilesbica Ferrara) e Agedo Ferrara. L’odg, firmato da un gruppo “trasversale” formato da Ilaria Baraldi (Pd), Leonardo Fiorentini (Sel), Silvia Mantovani (M5S), nel frattempo dimessasi, e Paola Peruffo (Fi), parte dai pronunciamenti di istituzioni internazionali, ricorda le 1.300 firme (di cui 100 autenticate) di ferraresi in favore delle trascrizioni dei matrimoni same-sex all’estero, ma “virerà” sul riconoscimento dei diritti delle unioni civili mirando a protocolli specifici per scuole e ospedali.
Alla vigilia della discussione in consiglio, Famiglie Arcobaleno, Circomassimo e Agedo di Ferrara hanno redatto un appello al Comune di Ferrara che, nell’arco di poco più di 24 ore ha raccolto una quarantina di adesioni.
Nell’appello si chiede al sindaco e all’assemblea municipale di «eliminare nei limiti delle competenze comunali, gli ostacoli oggi esistenti nell'esercizio dei diritti e doveri che le famiglie formate da persone dello stesso sesso, in particolare quelle omogenitoriali, incontrano nella loro vita quotidiana, in mancanza di un intervento legislativo nazionale».
Si chiede poi «approvare in tempi brevi il regolamento del Registro delle Unioni Civili, istituito nel 2006» e infine di «disporre che l'ufficiale di anagrafe rilasci, su richiesta degli interessati, un attestato di "famiglia anagrafica" che riporti espressamente l'indicazione che è fondata su vincoli affettivi, ai sensi dell'articolo 4 e 33 comma 2 del Regolamento anagrafico».
«L'amministrazione di Ferrara - aggiungono i promotori - non può più utilizzare la scusa che "senza una legge nazionale, non possono fare nulla" perché ben sanno che ci sono loro concittadini che hanno bisogno di tutele e diritti per se stessi e per le loro famiglie».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google