Aggressione di Cento, spunta il giallo dell’auto utilizzata
Grumeza e Veissel incontrano in carcere gli avvocati. Emergono dubbi sull’Audi A6 gialla e nera. Stazionarie le donne ferite
RENAZZO. Si sono trovati per la prima volta l’uno davanti all’altro, ieri alle 14,30, nel carcere ferrarese dell’Arginone. Florin Constantin Grumeza, 22 anni (difeso dall’avvocato Lorenzo Muracchini) e Leonard Veissel, 26 anni, che si è affidato all’avvocato Fabio Chiarini, hanno incrociato gli occhi. Non lo facevano da venerdì scorso, quando nel corso di una efferata aggressione hanno ridotto in fin di vita Cloe Govoni, 84 anni, e la nuora Maria Humeiuc, 53, che ieri in tarda serata risultavano ancora vive, pur se in gravissime condizioni (in particolare la donna più anziana). All’udienza (durata fino alle 17,30, quindi all’incirca 3 ore) durante la quale i 2 arrestati sono stati (come era ampiamente prevedibile visto l’impianto accusatorio forte) convalidati, era presente anche il sostituto procurato Filippo Di Benedetto, lo stesso che, con la collaborazione dei carabinieri del comando provinciale e della compagnia di Cento, è riuscito a chiudere in poche ore un caso particolarmente complesso. Sempre ieri, e sempre in carcere, il giudice Silvia Marini ha disposto la custodia cautelare in carcere per i 2 romeni. Grumeza e Veissel, quindi, per ora restano dentro.
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Posted by Luigi Vitellio on Martedì 10 novembre 2015
I due giovani, interrogati separatamente dagli inquirenti, hanno fornito versioni, circa l’aggressione di venerdì scorso, che non collimano al 100%. Come confermato ieri pomeriggio da uno dei due legali, Chiarini, ci sono particolari descritti dagli aggressori in modo diverso. E sarebbe proprio dai racconti e dalle testimonianze di ieri che potrebbe essere spuntato un nuovo giallo: quello dell’auto utilizzata prima, durante e dopo la violenta rapina consumatasi il 6 novembre. Difatti, potrebbe non essere l’Audi A6 gialla e nera (nella foto in alto a destra) e sequestrata dai carabinieri l’auto usata dai due aggressori quel mattino. Ci sono infatti discordanze in merito alla cosiddetta movimentazione (come è stata definita dagli stessi avvocati), vale a dire quello che è successo prima e dopo il tragico assalto di venerdì.
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Da indiscrezioni filtrate sempre nel pomeriggio di ieri, tuttavia, anche nel caso venisse accertato l’uso di una macchina diversa, non cambierebbero i nomi degli aggressori. Particolari tecnici che troveranno ulteriori approfondimenti. Ma anche certi altri dettagli non s’incastrano, nel puzzle degli investigatori. Certo, pesano come un macigno le condizioni in cui sono state trovate le due donne nella casa di via Lunga, ma nell’udienza di ieri sono emersi aspetti contradditori, ad esempio su chi ha colpito chi, e come spesso accade in questi casi, entrambi gli aggressori (che dovranno rispondere di tentato omicidio e rapina aggravata in concorso) hanno fornito agli inquirenti versioni che tendono ad attenuare quanto accaduto. Sta di fatto che lo stesso avvocato Chiarini ha sottolineato che «ci troviamo di fronte ad un impianto accusatorio forte», quindi occorrerà attendere i prossimi passaggi. Restano le certezze di un caso risolto in poche ore e al quale sostituto procuratore e carabinieri hanno dedicato ogni singolo minuto, senza tralasciare alcun indizio. Quanto infine alle condizioni delle donne, Cloe Govoni, ricoverata in Rianimazione all’ospedale di Cona avrebbe fatto registrato ulteriori complicazioni in un quadro clinico già in parte compromesso vista anche l’età avanzata; la nuora Maria, ricoverata invece al “Maggiore” di Bologna, sarebbe in via di lieve miglioramento. Ma la prognosi resta, per entrambe, ancora riservata. E saranno decisive le prossime ore.
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