Dal liceo Carducci alla Cina e anche in Nuova Zelanda
Lasciare amici, famiglia e abitudini per conoscere culture diverse e allargare orizzonti. Otto studenti del Liceo Carducci hanno accettato la sfida di Intercultura, Mondoinsieme, WEP, onlus e...
Lasciare amici, famiglia e abitudini per conoscere culture diverse e allargare orizzonti. Otto studenti del Liceo Carducci hanno accettato la sfida di Intercultura, Mondoinsieme, WEP, onlus e associazioni private che organizzano scambi ed esperienze interculturali inviando ogni anno migliaia di ragazzi delle scuole secondarie a vivere e studiare all'estero e ad agosto hanno preso un aereo per la loro 'nuova vita'.
Tra questi Linda Pietrasanta, Laura Martignani, Andrea Albieri, Diletta Sovrani con destinazione Cina; Fiamma Bizzi destinazione Finlandia; Leandro Magagni destinazione USA, Federica Musacci destinazione Scozia, Martina Albanati destinazione New Zeland.
Linda Pietrasanta, di 4aN, che è a Pechino da poco meno di tre mesi, ha accettato di ignorare le sette ore, che la separano dal nostro fuso orario, per parlarci della sua esperienza nella capitale della Repubblica Popolare Cinese.
Perché consiglieresti di passare un anno all'estero? «Principalmente perché penso sia un'esperienza molto formativa, soprattutto a quest'età. Si impara ad arrangiarsi in un paese diverso, dove si parla in un'altra lingua e dove non si conosce nessuno. Per fare un esempio a scuola non ho una mensa e organizzare la cena tutte le sere, per quanto non sembri, è davvero impegnativo. Altro aspetto positivo è la possibilità di apprendere una nuova lingua e conoscere a fondo un'altra cultura, che nel mio caso è quasi opposta a quella italiana. Vivendo un periodo all'estero in questo modo ogni giorno imparo una cosa nuova, assaggio un cibo diverso ed incontro persone da tutto il mondo».
E i professori come avevano reagito alla scelta di studiare all’estero? «Nel migliore dei modi - spiega Linda - , perché sono stati proprio loro a parlarmi per primi delle possibilità di seguire il quarto anno all'estero. Mi hanno aiutata anche durante tutto il percorso delle selezioni e nel periodo precedente alla partenza».
E adesso dopo diversi mesi si può fare un bilancio, parziale: «Come avevano spiegato durante gli incontri di preparazione, il primo mese è il periodo delle novità: tutto sembra bello, le settimane sono piene di impegni e non si vorrebbe mai tornare. Poi tutto diventa routine e dal secondo mese ecco le ‘crisi' di nostalgia».
«Ho cominciato - spiega Linda - a sentire la famiglia, gli amici e in generale il mio ambiente troppo lontano, e ho cominciato a pensare che dieci mesi sono davvero lunghi. La sfida più grande è stata ambientarsi nella nuova famiglia. All'inizio facevano fatica a capirmi, dato che non parlano inglese, mentre adesso, piano piano, riusciamo a comunicare sempre di più. Inoltre sono passata dall' essere figlia unica con una camera tutta mia ad avere una sorella con cui condivido stanza e letto». E poi le abitudini sono completamente diverse, dalla routine quotidiana alle manifestazioni di affetto. «Noi europei tendiamo a classificare la cultura cinese come fredda e chiusa perché non vediamo il calore a cui siamo abituati, ma ho imparato che qui sono i piccoli gesti a contare. Mio nonno ad esempio, per farmi passare la nostalgia di casa, mi ha comprato una cartina dell'Italia e tutte le domeniche mi prepara i ravioli». E adesso la cultura cinese è più vicina: «Pensandoci bene mi sento molto legata a questo posto e a queste persone anche se sono solo due mesi che sono qui. Ho notato che quando incontro degli stranieri a Pechino cerco subito di aiutarli a comprendere meglio gli usi e costumi della cultura cinese incentivandoli a non fermarsi alle apparenze e agli stereotipi. Sono arrivata perfino ad offendermi quando dei ragazzi tedeschi sono venuti nella nostra scuola e hanno rifiutato i ravioli che aveva preparato per loro il mio professore».
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