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Diritti alle unioni gay a Ferrara, un sì sofferto

Diritti alle unioni gay a Ferrara, un sì sofferto

La maggioranza comunale lascia per strada tre Pd, Bova (Fc) isolato. Centrodestra dilaniato, volano epiteti. Arcigay: il sindaco ci sposi

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FERRARA. Il registro delle Unioni civili del Comune di Ferrara avrà un regolamento che riempirà di contenuti un elenco finora puramente simbolico. Consentirà anche a conviventi dello stesso sesso, ha spiegato il sindaco Tiziano Tagliani, di accedere a «bandi di concorso, alloggi Erp, genitorialità», e gestire ricoveri ospedalieri o consegna dei figli da parte degli istituti scolastici. Ma per arrivare a questo risultato, il Consiglio comunale ha discusso ieri per due ore e mezza, con punte di notevole tensione e partecipazione emotiva che hanno portato da una parte il Pd a dividersi, dovendo rifugiarsi per la prima volta nel «voto libero» come lo ha chiamato il capogruppo Luigi Vitellio, e il centro destra a dilaniarsi. Gli epiteti lanciati, lontano dai microfoni, da Paola Peruffo, uno dei promotori del documento e unica a favore di Fi, nei confronti di Paolo Spath (Fdi) che aveva chiesto una verifica dell’allineamento di Forza Italia «ai valori di fondo della famiglia», lasceranno strascichi. Compatto a favore l’M5S, la maggioranza lascia sul terreno tre voti contrari (Bianca Maria Vitelletti, Alessandro Talmelli e Dario Maresca) che hanno seguito il durissimo documento del Forum delle famiglie; e la contrarietà di Alberto Bova (Fc), che si è visto bocciare impietosamente un emendamento di estremo compromesso, sia pure con l’astensione benevola del sindaco, ma con il solo voto favorevole di Francesco Rendine (Gol), trovandosi poi a votare il documento finale dopo essersi... astenuto sull’emendamento di maggioranza. «Non si è voluta trovare la mediazione, ne terremo conto» ha concluso Bova.

Il documento è il frutto, appunto, dell’emendamento firmato dagli stessi presentatori (Ilaria Baraldi del Pd, Leonardo Fiorentini di Sel, Sergio Simeone che ha sostituito la dimissionaria Silvia Mantovani per M5S e Peruffo) dopo il no del Consiglio di Stato alla trascrizione nei registri comunali dei matrimoni gay, che era la richiesta-cardine dell’ordine del giorno originario. La prima parte è rivolta a governo e parlamento, che vengono invitati a «rimuovere gli ostacoli» sulla strada delle trascrizioni, e ad «approvare urgentemente» la proposta di legge Cirinnà sul riconoscimento civile delle famiglie omo ed eterosessuali. La parte locale «impegna la giunta a presentare al più presto al Consiglio comunale una proposta di regolamento» dell’elenco delle Unioni civili, già presente da anni.

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«È il livello minimo di compromesso» hanno scandito Baraldi e Fiorentini, mentre Simeone ha svolto un intervento molto sentito, «sono molto contento perché nelle austere sale del consiglio comunale si parla di amore». Dall’altra parte è stato Spath ad ergersi difensore della famiglia tradizionale, «di famiglia c’è solo quella composta da padre, madre e figli, altre forme di convivenza vanno tutelate ma in altro modo. No alle adozioni omosessuali, e le trascrizioni servono ad avvicinare, un passo alla volta, questi scenari». In difficoltà il capogruppo forzista, Vittorio Anselmi, «è un tema minoritario che divide, anche noi, non lo nego. Riconoscere diritti a chi non ne ha non mette in discussione la famiglia tradizionale», ha detto prima di lasciare libertà di voto.

Il sindaco Tiziano Tagliani ha dovuto affossare l’emendamento Bova per evitare guai peggiori al Pd, ma si è espresso in maniera netta contro «le trascrizioni: sono atti amministrativi, non dimostrativi come lo ius soli, e sarebbero illegittime. Sul piano politico c’è responsabilità da parte del governo nel dare risposta su questi temi. È invece venuto il momento di adottare un regolamento per le unioni». Simeone lo ha rimproverato, «forse bisogna dare segnali forti», gli attivisti presenti in sala lo hanno sfidato: «Non vuole fare atti amministrativi? Allora ci sposi, sarebbe un atto simbolico ma significativo - è la provocazione di Massimiliano De Giovanni (Arcigay) - Ci aspettavamo di più dal Consiglio poiché puntiamo alla trascrizione dei matrimoni».

Stefano Ciervo

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