Tassa rifiuti ‘pesante’ e poco comprensibile
La famiglia ferrarese paga 337 euro con tanto di contributo per il terremoto Aziende, trattamenti molto diversi. L’assessore: arriva la tariffa puntuale
La tassa rifiuti è sempre un rompicapo per amministratori e utenti. Si chiama così, acronimo Tari, ma ha ben poco a che fare con la produzione reale dei rifiuti, essendo legata alla superfice di case, negozi e uffici; deve coprire al 100% costi di fatto dichiarati da Hera ed è spalmata sugli utenti sulla base di coefficienti stimati, per Ferrara, nel lontano 2002 dallo studio Sunseri. Il risultato è una bolletta poco comprensibile non solo per chi la deve pagare, se è vero che ogni tentativo di elaborazione e confronto con le altre realtà territoriali solleva sempre dubbi e polemiche. È il caso dello studio del Laboratorio Ref Ricerche pubblicato dal Sole 24 Ore, che mette le famiglie ferraresi nella lista delle più salassate a livello nazionale, mentre la realtà delle attività produttive è quanto mai variegata, premiando ristoratori e parrucchieri a scapito di studi professionali o industrie alimentari. Stando a questa ricerca, infatti, nel 2015 la famiglia media residente in città (appartamento di 100 metri quadri, tre componenti) verrà a pagare 337 euro, molto di più che in tutti gli altri capoluoghi di provincia emiliano-romagnoli, dove si paga tra i 243 euro di Ravenna e i 308 di Bologna. Da un anno all’altro questo importo, secondo i ricercatori Ref, è aumentato del 2,1%, ed è quest’ultimo dato a non tornare per l’assessore al Bilancio, Luca Vaccari: «Le nostre tariffe sono rimaste invariate rispetto al 2014, come si può facilmente evincere dalle delibere approvate a maggio, quindi non si può parlare di aumenti». Il conteggio taglia fuori tra l’altro la selva delle agevolazioni e delle addizionali.
Il costo complessivo, invece, è legato ai costi dichiarati da Hera, dai quali si detraggono tra l’altro le cifre introitate con il riciclo dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Dalla lettura delle voci balza all’occhio una curiosità: nel 2014, e anche quest’anno, è presente una “quota terremoto” da 111.560,61 euro, una specie di fondo di solidarietà chiesto dalla Regione a tutte le città emiliano-romagnole per affrontare le spese dello smaltimento macerie. A quanto pare, questo costo ricade anche su chi il terremoto l’ha subìto.
Molto articolata la situazione delle utenze non domestiche. I ristoranti ferraresi pagano in media 15,11 euro al metro quadrato, con +6% rispetto al 2012, ma il dato è poco più della metà della media nazionale e il più basso dell’Emilia. Un negozio di parrucchiera paga 4,11 euro al mq (-29%), con una media nazionale a 8,50 euro. Gli uffici, invece, sono gravati da una tassa di 8,01 euro (+6%), il peggiore a livello regionale, e le imprese alimentari sono a quota 4,64% (+5%), tra i più alti. Non sarebbe il caso di rivedere i parametri? «I costi di uno studio sono alti, e stiamo introducendo la tariffa puntuale» ribatte l’assessore. (s.c.)
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