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Goro, a rischio chiusura il ponte di Barche sul Po

Goro, a rischio chiusura il ponte di Barche sul Po

Il sindaco Viviani: i Comuni non hanno soldi per la gestione. L’appello alle Province, Regioni e Parco del Delta

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GORO. «Rischiamo di restare isolati e questo perché i Comuni non hanno più soldi per garantire i servizi». Il sindaco di Goro Diego Viviani, solitamente pacato e poco polemico, questa volta appare decisamente agguerrito. «Nonostante gli sforzi e salti mortali, noi e i Comuni di Taglio di Po, Porto Tolle, Ariano potremmo non farcela a garantire il servizio per la gestione dei ponti di barche che collegano la sponda veneta e quella ferrarese di Gorino.

«Nei mesi scorsi - spiega Viviani - avevamo raggiunto un accordo per la predisposizione di una gara unica, con annessa sottoscrizione di una convenzione che permetta ai residenti di transitare senza dover pagare il pedaggio». «Senza troppi giri di parole, non abbiamo i soldi. Ogni realtà può intervenire con 15mila euro più Iva, non di più e la cifra non è sufficiente a coprire le spese, nessuna ditta si farà avanti (le indagini di mercato sono già state fatte) e rischiamo di restare “isolati”». Al momento la gestione è nelle meni della coop Pescatori di Ariano Polesine, «il contratto è scaduto nel 2013, siamo andati avanti con diverse proroghe - continua il sindaco - e dobbiamo quindi trovare una soluzione. Abbiamo pensato che mettendoci insieme le cose sarebbero potute cambiare ma la gara che riusciremmo a porre in essere non potrà mai essere appetibile». Insomma, «Ci sono in ballo 4 Comuni, due Province e due Regioni, possibile che non si possa trovare una soluzione? Anche il Parco del Delta dovrebbe essere chiamato in causa, non è possibile che debbano essere le amministrazioni più piccole a farsi carico di una gestione così importante».

Da anni la cooperativa Pescatori sottolinea le immense difficoltà nella gestione dei ponti con le risorse a disposizione. «Gestiamo questo servizio dal 2002 - avevano già detto i responsabili qualche tempo fa - ed i passaggi negli ultimi anni si sono ridotti. Solo in costi fissi spendiamo 110 mila euro l’anno dovendo far fronte al pagamento di cinque operai e alle varie spese. In un anno fatturiamo 50 mila euro. Non ci stiamo più dentro. Da due anni siamo in perdita e non siamo più intenzionati ad andare avanti così».

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