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Cantone: verifiche sull’appalto Camelot

Cantone: verifiche sull’appalto Camelot

Sotto la lente dell’Anticorruzione il nuovo bando-profughi con la coop unica concorrente. Tagliani: «Pronti a chiarire»

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Altro scossone nella vicenda migranti-Camelot. Arriva anche in questo caso da Roma, cioè dall'Autorità anticorruzione, che continua a effettuare verifiche questa volta sul bando con il quale il servizio Sprar è stato assegnato alla medesima coop cui il Comune aveva revocato l'affidamento diretto, dopo l'intervento della stessa Anac. «Noi - ha detto il presidente Raffaele Cantone ieri all'audizione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti - abbiamo evidenziato, in seguito a un esposto, che uno degli appalti di uno degli Spar (progetti d'integrazione, ndr) del Comune di Ferrara era stato affidato alla cooperativa senza bando di gara. Dopo la nostra segnalazione, il Comune di Ferrara ha revocato l'affidamento e fatto il bando di gara. La Camelot ha comunque vinto la gara ma ci riserviamo di capire come l'ha vinta. Sembrerebbe che Camelot, o forse un altro solo soggetto, sia stata l'unica a partecipare».

Quindi, è sempre Cantone a concludere, «dobbiamo ancora capire le modalità con le quali la cooperativa Camelot ha vinto l'appalto successivo». Che Camelot fosse l'unica partecipante lo ha reso noto settimane fa lo stesso Comune. Del resto, i requisiti del bando erano alquanto stringenti: si richiedeva, tra l’altro, «esperienza almeno quinquennale prestata negli ultimi 10 anni nella gestione del centri aderenti alla rete di protezione e accoglienza integrata Sprar», con importi che non dovevano essere inferiori, in tutto, a 2 milioni. Poi il possesso di una sede operativa a Ferrara, o la possibilità di aprirla subito. Infine, la disponibilità «di un numero di unità immobiliari di civile abitazione (ulteriori rispetto alla struttura messa a disposizione dal Comune di Ferrara), ciascuna per un massimo di 20 posti e situate nei comuni di Argenta, Cento, Comacchio, Ferrara, Jolanda di Savoia, Migliaro e Tresigallo».

Il tutto serviva a gestire per un anno, il 2016, 60 posti di accoglienza nella categoria ordinari, di cui 5 donne, e 8 per il disagio mentale, per un valore di 1.093.261,27 euro.

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