Nuove indagini sull’Audi dei rapinatori
Renazzo, si cercano altri riscontri nella “A6” usata venerdì scorso prima della brutale aggressione di via Lunga
RENAZZO. Nonostante la cattura dei 2 rapinatori che la mattina del 6 novembre hanno ridotto in fin di vita, a pugni e calci, Cloe Govoni, 84 anni, e Maria Humeiuc, di 53, nella loro casa di via Lunga, proseguono incessanti le indagini dei carabinieri, indagini coordinate dal sostituto procuratore Filippo Di Benedetto che in poche ore e grazie alla collaborazione dei carabinieri ha assicurato alla giustizia le belve che hanno agito.
Nelle ultime ore, intanto, dall’ospedale Sant’Anna di Cona giungono mezze novità rispetto a quanto scritto ieri: la signora Cloe si trova ancora ricoverata in Rianimazione, stabile ma sempre in condizioni disperate. I sanitari stanno facendo tutto il possibile per salvarle la vita. È stata sottoposta anche ad alcuni delicatissimi interventi chirurgici. Da un punto all’altro della regione, a Bologna, all’ospedale Maggiore, paiono in via di lieve miglioramento le condizioni della 53enne romena, presente assieme alla Govoni in casa quella tragica mattina. La donna sarebbe ancora in prognosi riservata, in un quadro clinico (stando ad alcune indiscrezioni filtrate da ambienti sanitari) che sembrerebbero volgere ad un miglioramento. Anche le indagini proseguono e ruotano (secondo gli avvocati dei due arrestati, Florin Constantin Grumeza, 22 anni e Leonard Veissel, 26, che dovranno rispondere di tentato omicidio e rapina aggravata in concorso; rispettivamente si tratta dei legali Lorenzo Muracchini e Fabio Chiarini, gli stessi che lunedì pomeriggio hanno partecipato all’udienza di convalida svoltasi nel carcere ferrarese dell’Arginone) attorno all’auto Audi A6 bianca, nera e gialla, vista più volte transitare per le strade di Renazzo nei giorni precedenti la sanguinosa rapina. Si era fatta spazio anche la pista (cui però gli investigatori assegnano scarsa rilevanza) che con un’automobile così vistosa i rapinatori avesse voluto in qualche modo “accreditare” il possesso e l’utilizzo di quel tipo di auto, per poi invece utilizzare realmente un’altra auto la mattina della rapina. Pochi in ogni modo sarebbero ancora gli indizi importanti in questo senso. Secondo i carabinieri, tuttavia, è quella, l’Audi cui si faceva poco prima riferimento, con targa tedesca, quella utilizzata per arrivare davanti alla casa di Andrea Ardizzoni, il meccanico figlio e marito delle due donne massacrate di botte dai rapinatori; lo stesso Ardizzoni che in questi giorni è rimasto in contatto coi carabinieri per l’evolversi di alcune situazioni sempre legate alle indagini.
Emergono nel frattempo altre novità anche a seguito dell’udienza di convalida di lunedì durante la quale (interrogati separatamente) Grumeza e Veissel avrebbero fornito dichiarazioni divergenti in più punti. Si è però potuto appurare che i gioielli d’oro portati via quella mattina, dopo poche ore erano già stati venduti e che l’uomo che rischia ora una denuncia per ricettazione è residente a Crespellano, comune del Bolognese. Avrebbero fruttato in tutto poco più di mille euro. Per questo i carabinieri di Cento sono in contatto anche coi colleghi delle compagnie vicine.
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