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Marino e padoan

‘Salva banche’ un pasticcio Dall’Ue segnali contraddittori

‘Salva banche’ un pasticcio Dall’Ue segnali contraddittori

Il pasticcio parlamentare su Carife e altre banche è ormai assodato, ora bisogna vedere se, come tutti assicurano, sarà sanabile in una sola settimana. Intanto continuano ad alternarsi indicazioni...

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Il pasticcio parlamentare su Carife e altre banche è ormai assodato, ora bisogna vedere se, come tutti assicurano, sarà sanabile in una sola settimana. Intanto continuano ad alternarsi indicazioni contraddittorie sull’atteggiamento Ue. Il senatore Mauro Marino (Commissione Finanze), subito dopo “Mi manda RaiTre”, ha detto che «ora stanno arrivando segnali che fanno ben sperare da Bruxelles: il clima è ben diverso da quello di un mese e mezzo fa sulla possibilità di ottenere l’ok all’operazione». La Commissione Ue deve valutare il decreto legislativo sui salvataggi bancari sul versante degli aiuti di Stato, che sono vietati; mentre la Bce ha in sospeso il visto necessario per il passaggio di mano di più del 10% delle banche (Carife diventerà del Fondo interbancario per il 96%). Il fatto è che in serata, da Bruxelles, il ministro Pier Carlo Padoan ha invece riconosciuto che «la Dg competition (cioè la Direzione generale concorrenza dell’Ue, ndr) da molto tempo insiste che un utilizzo di queste risorse (del Fitd, ndr) non ai fini di tutela dei depositi ma per interventi di ricapitalizzazione, costituirebbe aiuto di Stato. Ne prendiamo atto, mi aspetto di continuare a discutere civilmente», anche se «solo soldi privati, non c’è un centesimo di soldi pubblici». E allora? Uno scenario che si sta ipotizzando è l’intervento di un gruppo di grandi banche, che supererebbe le perplessità Ue.

Intanto Marino si chiama fuori dall’intoppo che ha spinto il governo a rimandare il salva-banche all’esame delle commissioni parlamentari Bilancio e Affari europei, «noi al Senato siamo a posto, il parere della Affari europei l’abbiamo già acquisito e per il nostro regolamento va bene così. Alla Camera, invece, vige la regola che i pareri devono essere espressi direttamente al governo».

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