Il dipendente sospeso: assolto, ora l'università mi restiuisca i soldi
Ferrara, assenze ingiustificate: Unife gli infligge una sanzione disciplinare e gli chiede un risarcimento. Lui: io in quei giorni mi curavo
FERRARA. Sei mesi di sospensione dalle funzioni (già “scontati”) e 7mila euro da restituire a rate all’università come compensi non dovuti. Infine l’inchiesta penale, e il processo. L'altro ieri (10 novembre) l’ultima udienza, davanti al giudice monocratico Luca Marini, e l’assoluzione per tutti i capi di imputazione. Con questa sentenza in mano Manuela Forlin, l’avvocato di Roberto Artioli, 53 anni, dipendente di Unife, chiederà all’Università di Ferrara «di annullare il procedimento disciplinare e di restituire al mio assistito i soldi finora trattenuti».
Un esempio di quanto possa essere aleatorio, nel pubblico impiego, assumere provvedimenti sanzionatori nei confronti dei dipendenti considerati infedeli prima della conclusione del processo penale.
Artioli era accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato (l’Università) per aver presentato al datore di lavoro certificazioni sanitarie per prestazioni riabilitative non ricevute al Centro Protesi di Budrio (Bo) e nel Centro di riabilitazione San Giorgio, a Ferrara. Unife aveva già disposto un procedimento disciplinare a carico del dipendente per aver fornito false giustificazioni alle sue assenze.
Martedì scorso in tribunale ha deposto il direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione del Sant’Anna, Nino Basaglia, all’epoca dei fatti (fra il 2011 e il 2013) direttore dell’Unità operativa di Medicina riabilitativa del San Giorgio. Artioli, dipendente di Unife da quasi 30 anni, è un paziente di vecchia data del centro sprecialistico di via della Fiera a causa di un vecchio incidente avvenuto oltre 20 anni fa a seguito del quale subì l’amputazione di una gamba e per le conseguenze di un infortunio sul lavoro che gli costò nel 2010 la frattura di tre vertebre e due delicati interventi chirurgici. Basaglia ha dichiarato che dal settembre 2011 in poi Artioli non era sottoposto ad alcun trattamento riabilitativo programmato.
Tra il 2012 e il 2013, però, furono firmati dalla segreteria del centro alcuni certificati che giustificavano l’assenza dal lavoro di Artioli, atti che, ad un controllo successivo, non risultavano supportati da un programma riabilitativo in corso, ha detto Basaglia. L’imputato, ha affermato il medico, avrebbe approfittato del fatto di essere ben conosciuto al San Giorgio per indurre in errore la segreteria.
Rita Vaccari, dirigente del Centro di Budrio, ha aggiunto che per alcune date comprese tra marzo 2012 e settembre 2013 Artioli non risultava essere presente nella struttura che realizzava e faceva manutenzione alle sue protesi, nonostante quella presenza fosse stata comunicata all’ateneo.
Artioli ha ribattuto che sia a Budrio che al San Giorgio lo conoscevano «tutti» e che lui di fatto entrava e usciva anche senza che fosse registrata la sua presenza. «Io ero a Budrio e al San Giorgio nei giorni in cui risultavo assente dal lavoro - ha ribadito l’imputato - Negli ultimi anni il decreto Monti ha richiesto una semplice autocertificazione per giustificare queste assenze, che io compilavo. Ora, per cautelarmi, chiedo che ogni servizio che mi assiste mi invii una mail con data e luogo della prestazione nel momento in cui mi trovo lì per evitare di trovarmi senza supporto giustificativo».
Il pm onorario Elisa Bovi ha chiesto l’assoluzione per gli accessi contestati a Budrio e 8 mesi di pena per i fatti del San Giorgio. L’avvocato Forlin ha spiegato che non era dimostrabile la volontà di compiere il reato perché il suo assistito era assente dal posto di lavoro proprio per i motivi comunicati all’ateneo.
Il giudice ha assolto Artioli per le assenze di Budrio (il fatto non sussiste) e per quelle certificate dal San Giorgio (il fatto non costituisce reato). All’ateneo sarà richiesto di rimborsare le rate di risarcimento già pagate. (gi.ca.)
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