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«Sui profughi non facciamo business»

«Sui profughi non facciamo business»

Il sindaco scrive risentito a Cantone: dichiarazioni mal interpretate, ma il suo silenzio ha legittimato le interpretazioni

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Per il Comune l’assistenza ai profughi è tutto tranne che «un business»: è la prima cosa che preme sottolineare al sindaco Tiziano Tagliani nella lettera di risposta alle affermazioni del presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, che partono dagli accertamenti annunciati sul nuovo appalto Sprar vinto da Camelot. Anzi «dopo un primo periodo di copertura delle spese, queste persone rimangono in larga percentuale sul territorio, assistite dai servizi sociali senza alcun contributo dello Stato: in altri termini, vanno a gravare sui bilanci degli enti locali e delle aziende di servizio alla persona, aumentando una competitività fra soggetti deboli che non di rado è associata a fenomeni di degenerazione sociale e violenza. L’accoglienza, per chi Le scrive - prosegue la lettera - è un dovere morale e civile, che quest’amministrazione, tuttavia, attiva per una precisa richiesta del Governo e segnatamente del Ministero degli Interni, di concerto con la Prefettura, in un regime, pur nella difficoltà quotidiana nella gestione, di serena collaborazione istituzionale». Tagliani rimprovera a Cantone che l’interpretazione “affaristica” delle sue parole in commissione parlamentare è stata «legittimata da un silenzio dell’Anac su questo preciso elemento», e questo episodio viene dopo l’intervista del presidente Anac alla Nuova Ferrara l’11 settembre scorso sul caso Camelot. Quindi non le manda a dire: «Se il Governo fosse in grado di reperire altri disponibili ad “approfittare” di questo “affare” noi cederemo la mano volentieri; ma così non sarà, dottor Cantone, poiché sia io che Lei sappiamo perfettamente che molti comuni non vogliono neppure sentir parlare di accoglienza».

Sistemato questo “particolare”, Tagliani ribadisce quanto aveva già dichiarato a caldo. I passati appalti erano in regola con le norme del momento e «la revoca dell’iniziale affidamento a Camelot - disposta autonomamente dal Comune e da Lei giudicata positivamente - proprio in quanto non obbligata, rispondeva esattamente ad una volontà di aderire a più precise “indicazioni” dell’Anac, non aventi valenza normativa, finalizzate a quella trasparenza amministrativa che è obiettivo anche nostro da sempre». Per quanto riguarda il «secondo appalto», cioè l’assegnazione con bando di gara vinto dall’unica domanda presentata entro i termini fissati (la stessa Camelot) «la struttura amministrativa dell’ente lo ha giudicato corretto, ma Le anticipo comunque l’invio di copia dell’intero precedimento affinché chi di dovere esprima le valutazioni di merito. Certo, lo riconoscerà - continua la lettera del sindaco - è difficile operare in un contesto come l’attuale ed il rischio è che la leale collaborazione istituzionale naufraghi nella congerie di un dibattito politico che media malamente fra affermazioni pubbliche del presidente Anac ed organi amministrativi locali», anche perché soluzioni, «come Lei stesso riconosce, non sono state ancora codificate».

Tagliani auspica un incontro con Cantone e i suoi tecnici «per un’espressione di giudizio oggettivo ed amministrativamente corretto che restituisca all’agire pubblico quella cornice di certezza in mancanza della quale è concreto il rischio di paralisi dell’attività», e chiude invitandolo a Ferrara.(s.c.)

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