La Nuova Ferrara

Ferrara

Consultabili in rete 340mila tra libri riviste e miscellanee

Consultabili in rete 340mila tra libri riviste e miscellanee

É l’imponente patrimonio culturale di ricerca storica realizzato dalle biblioteche della diocesi di Ferrara

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«La biblioteca non è un luogo da visitare di sfuggita. È un luogo dove bisogna ritornare. Ancora. E ancora».

Sono le parole di Elie Wiesel riportate ne “La memoria dei libri”, una frase che può essere un manifesto per spiegare il grande impulso che in questi ultimi anni hanno avuto le biblioteche diocesane nell’ambito culturale cittadino.

Sono circa 335mila tra libri e riviste, i testi che si possono consultare e messi in reti in questi anni da quella che viene definita “la compagnia del buon softwere”. Un impulso che in piena era internet è stato fondamentale per mettere ordine al passato e alla marea di documenti che le strutture avevano accumulato. Le biblioteche diocesane si possono consultare anche tramite l’apposito sito http://www.ibisweb.it/sefe/.

Biblioteca del Seminario

di Ferrara

Le origini della Biblioteca risalgono al lontano 1584 a Santa Giustina, in città, con la costituzione del primo Seminario per opera del vescovo Paolo Leoni (1578-1590), secondo gli orientamenti del Concilio di Trento.

Si possono rilevare dai primi libri di amministrazione, custoditi presso l'archivio storico del Seminario, spese specifiche per acquisto di volumi; spese che furono poi avallate anche da Giovanni Fontana (1590-1611), successore del Leoni. Essa tuttavia non è nata come una biblioteca monumentale per il gusto di qualche mecenate, ma per l’uso dei seminaristi che, per ragioni economiche, avevano in comune anche i testi didattici: quasi l'anticipo delle attuali biblioteche scolastiche. Infatti, fino all'epoca del card. Tommaso Ruffo (1717-1738) non fu una grande biblioteca; gli inventari elencano circa duemila volumi.

Trasferito il Seminario da S. Giustina nella più centrale sede di via Cairoli (1721), adiacente all'arcivescovado, cominciò il vero accrescimento mediante donazioni, eredità ed acquisti, che ha le punte più consistenti durante il secolo scorso, con le accessioni del fondo Marescotti e dell'intera biblioteca del card. Cadolini; i libri raggiungevano così il numero di venticinquemila. Con il successivo passaggio del Seminario da via Cairoli 32 all’attuale sede di via G. Fabbri 410 (inaugurato e benedetto nel 1957 dal visitatore dei seminari mons. Ilario Alcini), tale accrescimento è continuato fino ai giorni nostri, sia per lasciti di sacerdoti, sia per donazioni di cattolici ferraresi, che furono appassionati sostenitori della biblioteca.

L'arcivescovo mons. Natale Mosconi, il 29 maggio 1976, benedisse l'attuale edificio nella nuova ala nata dal prolungamento del Seminario e dedicata nel piano centrale esclusivamente ad uso biblioteca. L'arcivescovo Mosconi e mons. Elios Giuseppe Mori hanno contribuito, con i loro volumi, in maniera determinante all'aggiornamento conciliare e post-conciliare; il passaggio dei loro libri al Seminario ha portato un notevole prestigio alla biblioteca, insieme con altri importanti lasciti.

Si vogliono qui ricordare quelli di mons. Camillo Bedeschi per la parte storica ed ecclesiale, di mons. Umberto Guidoboni e mons. Tiberio Bergamini per quella spirituale, di don Jafet Mantovani per quella linguistica, di mons. Carlo Alberto Busi per teologia dogmatica. Altre biblioteche personali sono confluite in questa: quella di don Evelino Ardizzoni, di don Gino Fiorini ed altri. I fondi librari più consistenti recentemente pervenuti tramite donazioni sono del prof. Loris Chiorino, dal compianto e venerato arcivescovo mons. Luigi Maverna, da mons. Giovanni Marinelli - già insegnante e preside dell'istituto teologico del nostro Seminario -, da mons. Aldo Marcotto, dogmatico, da mons. Giuseppe Cenacchi - insigne filosofo -, dall'amatissimo rettore prima e vicario generale poi mons. Giulio Zerbini, del prof. Luigi Giari, docente di economia. La Biblioteca è stata dotata di 570 volumi donati personalmente da mons. Carlo Caffarra, arcivescovo di Ferrara dal 1995 al 2003.

La biblioteca - grazie all'interessamento nel 1992 dell’economo del Seminario mons. Danillo Bisarello, che ne ha avviato il riordino - è perfettamente fruibile ai seminaristi e al pubblico.

La catalogazione informatica della biblioteca è stata avviata nel 1992. Attualmente i numeri della struttura sono: Fondo moderno 103.348 record bibliografici 53.075 libri il resto spogli di miscellanee e riviste; Fondo ferrarese 17.941 record bibliografici 5.920 libri il resto spogli;

Fondo antico 22.434 record bibliografici 21.062 libri e il resto spogli. Vengono inoltre messe a disposizione degli utenti numerose testate di giornali, riviste e periodici di carattere teologico, spirituale, sociale, morale e storico.

La biblioteca attualmente è abbonata a 45 riviste.

Si stima di poter arrivare a circa 150.000 schede bibliografiche escludendo la schedatura delle riviste, di eventuali nuove donazioni e soprattutto i nuovi acquisti per l'aggiornamento. La consistenza libraria della struttura la pone nella Città seconda solo alla Biblioteca Comunale Ariostea. Presto infatti la biblioteca potrà contare dei libri donati con il lascito di monsignor Antonio Samaritani, lo storico aveva in dotazione infatti per i suoi studi e le ricerche migliaia di volumi, soprattutto di storia antica.

Con atto del 2 dicembre 1996, Prot. 28/96, l'arcivescovo Carlo Caffarra ha conferito alla Biblioteca del Seminario Arcivescovile di Ferrara la qualifica di Biblioteca Diocesana e quindi punto di riferimento primario anche per gli studenti dell'Istituto di Scienze Religiose. La biblioteca nel 2014, in seguito alla promozione di Nicola Mantovani a vice economo è passata sotto il coordinamento di Steno Cavallina. Lo staff si è arricchito dell’apporto di Marcello Panzanini. Completa l’organico Stefania Calzolari alla catalogazione del fondo antico. In passato la biblioteca del Seminario ha visto come collaboratore anche il noto scrittore comacchiese Marcello Simoni e probabilmente da quei volumi antichi ha tratto ispirazione per i suoi seguitissimi romanzi.

Biblioteca del Seminario

di Comacchio

La biblioteca del Seminario di Comacchio è attiva dal 2006, composta principalmente dal fondo Pilati, per un totale di 2.594 volumi. Si sono succediti diversi bibliotecari da Ferarra, l’attuale è Lorenzo Zucchini.

Biblioteca

Santa Francesca Romana

Imponenti anche i numeri della biblioteca di Santa Francesca Romana che ha mosso i primissimi passi della schedatura informatica giù nel 1988, pensate che allora il parroco don Andrea Zerbini usava un Commodore 128 (siamo all’era Giurassica) per catalogare i libri. Il 31 gennaio 1994 venne4 inaugurato il Cedoc il centro di documentazione di Santa Francesca Romana. L’inaugurazione della sala del centro ricavata dai locali dell’ex cinema Eden e della biblioteca ricavato negli spazi dell’ex complesso benedettino avvenne il 10 ottobre 1998 alla presenza dell’allora arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Carlo Caffarra. La biblioteca del Santa Francesca Romana può contare su archivio di 57.276 record bibliografici con 35.363 libri di cui 1822 del fondo ferrarese il resto spogli di miscellanee oltre a un archivio riviste con 112.090 record bibliografici, 349 testate 349 di cui 19 in abbonamento al 2015; il resto spogli bibliografici, per un totale di 170mila documenti catalogati.

Al Cedoc sono approdati negli anni diversi fonsi librari come quelli di Enzo Demarchi, don Piero Tollini e nuovi testi e documenti di Luciano Chiappini donati dalla famiglia che hanno arricchito il già consistente fondo avuto in precedenza dal centro studi Charles de Faucauld, di cui il Cedoc si presenta come ideale continuità. Si aggiungono anche il Francesco Mirandola, Scannavini , Vittorio Ruviero, Mario Canella, oltre ai libri donati dal quotidiano la Nuova Ferrara, sono confluiti anche quelli di Antonio Denti, alcuni testi di Anna Maria Fioravanti Baraldi e come ultimo lascito quello donato dai familiari del maestro Dino Tebaldi. L’esperto informatico del Cedoc è Massimo Minelli, l’infaticabile bibliotecario è Luca Zerbini, insieme a Vittorio Gemignani (che in un anno con tenacia ha ricollocato negli scaffali tutti i libri della biblioteca), Stafania Tieghi Massari, Elisabetta Palli, Carlo e Angela Banzi, Matteo Milani, Sara Bacilieri, Francesca Gallini, Stefania Guerrini e Mariangela D’Aloya che collaborano a vario titolo tra Cedoc e biblioteca.

Biblioteca

di Casa Cini

Con 16.249 tra volumi e riviste, Casa Cini si trova al terzo posto per imponenza tra le biblioteche diocesane ferraresi. Lo stabile di via Boccacanale di Santo Stefano alla fine degli anni Quaranta fu donato ai padri Gesuiti dal conte Vittorio Cini in memoria del figlio Giorgio, morto in un tragico incidente aereo con l’intento di trasformare quello storico palazzo in un luogo di cultura. E così avvenne, anche dopo la partenza dei Gesuiti a metà degli anni Ottanta con Casa Cini che passò sotto la guida della diocesi sotto la direzione di don Franco Patruno. Nel 1987 vi fu il passaggio anche del settimanale diocesano “La Voce” e da via Montebello si trasferì a Casa Cini nel 2008 anche l’istituto di Scienze Religiose. Nel 2012 con l’aiuto di Francesca Brancaleoni, Stefano Vancini, Matteo Milani, Adriano Mezzetti, Stefania Tieghi Massari, Luca Zerbini, Vittorio Gemignani, Marinella Schincaglia, Enrico Baglioni, Marco e Teresa Marchetti, Nicolò Segarini, Susanna Terrazzi Massimo Minelli e tanti altri, terminò il lavoro di riordino e in formalizzazione della biblioteca di Casa Cini, che comprende sia quella storica dei Gesuiti, con testi anche preconciliari; sia quella di don Franco Patruno con contenuti moderni non solo teologici ma anche su estetica , sociologia ed arte.

L’informatizzazione della biblioteca di Casa Cini è iniziata con don Franco Patruno nel 2003 con la schedatura di 6mila volumi ed è poi proseguita dal luglio del 2009, per alcune estati, con le etichettature e la collocazione dei libri in nuove scaffalature. Grazie alla collaborazione fattiva di un gruppo di volontari la biblioteca è in continua espansione. Dopo la ristrutturazione, i libri del fondo dei gesuiti, collocati in un salone della casa, vennero passati uno ad uno perché in anni precedenti, una perdita d’acqua aveva compromesso molti di loro. E stato pure ricollocato in una stanza a parte il fondo antico.

Le altre biblioteche

Tra le biblioteche diocesane messe in rete vanno segnalate anche quella del Monastero di San Giorgio con 3.892 volumi tra cui alcuni molti antichi e preziosi e quella di San Martino dedicata a monsignor Pivari con 5.988 volumi che fanno parte in maggioranza proprio del lascito Pivari.

Un lavoro culturale di pregio quello fatto in questi anni dalle biblioteche della diocesi ferrarese con l’aiuto di tanti volontari perché come diceva Jorge Luis Borges “Dare ordine ad una biblioteca è un modo silenzioso di esercitare l’arte della critica”

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