De Chirico, l'artista-soldato legato a Ferrara
Cento anni dopo a palazzo dei Diamanti torna il maestro della metafisica: la visita in anteprima della Nuova
FERRARA. Chissà quante volte ci sarà passato Giorgio de Chirico davanti a Palazzo dei Diamanti. Lui, scrivano del 27° Reggimento di Fanteria Brigata Pavia, prestava servizio militare nella nostra città e magari portava ordini o documenti dalla Caserma Gorizia (che sorgeva in corso Ercole d'Este). Oppure quando era in libera uscita e s'incontrava con Filippo De Pisis per discutere di arte e poesia e, in lontananza, si vedeva avvicinare il Castello Estense. Ora de Chirico a Palazzo dei Diamanti c'è tornato. Aveva fatto un paio di "apparizioni" in altre due mostre negli anni Settanta e a metà Ottanta, ma questa volta vengono presentati in prima assoluta le opere che il grande pittore ha realizzato nella nostra città tra il 1915 e il 1918. La mostra "De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie", organizzata da Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda si inaugura domani e rimarrà aperta sino al 28 febbario 2016.
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A guidarci in una visita in anteprima è stato ieri Paolo Baldacci che, con Gerd Roos, è uno dei curatori dell'evento. Le oltre settanta opere, provenienti dai più importanti musei del mondo, sono quasi tutte in parete, mancano proprio gli ultimi ritocchi. In ogni sala è stata collocata una foto gigante retroilluminata della Ferrara di quegli anni; una buona scelta di allestimento che contestualizza ulteriormente i quadri di de Chirico: così il Castello, piazza Ariostea, il Volto del Cavallo ci appaiono diversi da come li vediamo oggi.
"La mostra - dicono i curatori - oltre a celebrare una importante stagione dell'arte italiana, documenta la profonda influenza che queste opere ebbero su Carlo Carrà e Giorgio Morandi, e poco dopo sulle avanguardie europee del dadaismo, del surrealismo e della Nuova oggettività". Ed ecco già in parete apparire il confronto con opere di Dalì, Morandi, Man Ray, de Pisis, Magritte. "De Chirico giunse a Ferrara direttamente da Parigi - dice Baldacci - e inizialmente fu vittima di un grande spaesamento per il cambio d'ambiente. De Chirico non aggrediva la realtà esterna, ma prima la elaborava e poi la feceva sua. Se a Parigi erano protagonisti gli esterni a Ferrara sono gli interni a prevalere quasi in modo assoluto". Il pittore viene poi affascinato da Ferrara e la rende protagonista e facilmente riconoscibile, sia in alcuni scorci sia in vere rappresentazioni dei monumenti come nella famose "Muse inquietanti" con il Castello. Prima negli uffici delle caserme e poi nella Villa del Seminario trasformata in ospedale psichiatrico e dove conoscerà Carlo Carrà, la sua pittura è sempre più improntata al realismo perché, come diceva "La pittura deve rappresentare la grande pazzia del mondo" e la Prima Guerra Mondiale fu senz'altro la prima grande pazzia del Novecento. Ma nei quadri troviamo anche tutta l'ironia di de Chirico e il contatto con la vita quotidiana che lo affascinava, come i biscotti - che lui, golosissimo, acquistava nelle strade del Ghetto - e che ritroviamo in alcune delle tele. Ieri pomeriggio la presentazione ufficiale della mostra nel corso della quale è stata anche annunciata da seconda tappa di MuseoFerrara dedicato alla Metafisica.
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