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I banditi su una Focus il giorno della rapina

di Marcello Pulidori
Cloe Govoni
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Cloe Govoni

Nella Ford ritrovati i vestiti sporchi di sangue indossati da Grumeza e Veissel.
Ora risponderanno di omicidio volontario. Lunedì autopsia sul corpo di Cloe

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RENAZZO. Era quella la pista giusta. Non erano sull’Audi A6 multicolore (bianca, gialla e nera, nella foto grande al centro) i due rapinatori che il 6 novembre scorso hanno massacrato di botte l’84enne Cloe Govoni (nel frattempo deceduta nelle prime ore di mercoledì a causa dei calci e pugni ricevuti) e ferito la nuora romena. La vistosa e potente auto (con targa tedesca, e di proprietà del cognato di Leonard Veissel, uno dei 2 rapinatori) a bordo della quale Constantin Grumeza, 22 anni, e Veissel medesimo, 26, avevano girovagato il giorno prima della ributtante rapina, serviva a mettere fuori pista le inevitabili e successive indagini. In pratica: farsi vedere il giorno prima in giro per il paese, per “accreditare” (e far passare il messaggio tra i residenti) di essere quelli dell’Audi. E non quelli della Ford Focus grigia, perché è, invece, proprio su una Focus grigia che Grumeza e Veissel sono arrivati, hanno picchiato a morte e sono fuggiti da quella casa di campagna di via Lunga. Lo hanno ammesso loro stessi, ormai divenuti collaborativi, sì, forse ancora belve dentro e pronti adesso ad accusarsi a vicenda, l’uno contro l’altro, da celle diverse e distanti del carcere di Ferrara dove sono reclusi. Tra l’altro ora che Cloe Govoni non c’è più, per i due banditi la musica è cambiata. In peggio. L’accusa ora per entrambi è di omicidio volontario (per la morte di Cloe), tentato omicidio (per le lesioni gravissime provocate a Maria Humeiuc, la nuora romena 53enne, per fortuna fuori pericolo) e rapina aggravata in concorso (per l’intera, terribile, vicenda di cui hanno scelto di diventare protagonisti). Un impianto accusatorio pesante come un macigno. Lo hanno ammesso ieri pomeriggio, davanti al sostituto procuratore Filippo Di Benedetto (nella foto sotto il titolo), le cui esemplari indagini stanno dando i frutti dovuti.

Ieri Di Benedetto è tornato nel carcere di via Arginone a Ferrara per interrogare Grumeza. Un’interrogatorio durato 1 ora. Da quanto filtra dagli ambienti investigativi, inoltre, s’iniziano a delineare anche altri particolari preziosissimi per le indagini. Come, ad esempio, quanto trovato nel baule e nell’abitacolo della Ford Focus: giubbotti, pantaloni, guanti, e altri indumenti “sporchi”, cioè quello che Grumeza e Veissel indossavano quel mattino. Ci sono evidentissime tracce di sangue e questi vestiti saranno, come altre parti diventate reperto d’indagine, spediti al Ris di Parma. Solitamente gli esperti del Reparto Investigazioni Scientifiche forniscono l’esito delle loro analisi in tempi piuttosto lunghi; ma i “referti” del Ris non mentono. Un altro, in parte prevedibile, particolare che sta emergendo dall’indagine condotta dal sostituto procuratore Di Benedetto, è che i due romeni hanno già iniziato a darsi colpe, a riversare sull’altro la responsabilità di aver picchiato la signora Cloe, di fatto provocandone il decesso. Inoltre Grumeza davanti a Di Benedetto ha dichiarato di aver pensato a sua madre (badante e all’incirca dell’età della nuora ferita) mentre lui e Veissel iniziavano menare le mani sugli occhi, sulle gambe delle due malcapitate. Sentore di pentimento? Presto per dirlo. C’è anche dell’altro, e riguarda sempre le due auto di questa storia: l’Audi A6 multicolore (e, ricordiamo, con targa tedesca) risulta intestata a Veissel, la Ford Focus usata il 6 novembre è invece di proprietà del cognato di Veissel. Ieri in carcere erano presenti anche gli avvocati Lorenzo Muracchini e Fabio Chiarini, legali (rispettivamente) di Grumeza e Veissel. Nei prossimi giorni anche lo stesso Veissel potrebbe essere interrogato dal sostituto procuratore. Infine, mesto dettaglio, lunedì è fissata (alle 14, all’Istituto di medicina legale di Ferrara) l’autopsia sul corpo della signora Cloe Govoni, strappata alla vita dalla ferocia di queste due belve.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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