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«Tagli e sprechi, il sistema non regge»

«Tagli e sprechi, il sistema non regge»

Balicchi avviò il cantiere del polo di Cona1. Oggi accusa: aria funerea per l’ospedale Delta, anche Medicina rischia

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Ex direttore generale del Sant’Anna dal 1994 al 1999 e “patron” di Cona1, il primo blocco del nuovo ospedale cittadino raddoppiato poi con l’addizione realizzata fra il 2006 e il 2012 dai successori, Riccardo Baldi e Gabriele Rinaldi. Oggi Giuseppe Balicchi, 74 anni, pensionato, è un semplice utente del servizio sanitario pubblico. Ma è stato proprio incrociando i dati e l’esperienza raccolti nella doppia veste di ex manager della sanità e di paziente che ha messo a fuoco «l’allarme» sul futuro del servizio sanitario locale. Tagli ai posti letto, concentrazioni di servizi, trasmigrazioni di funzioni verso il “bolognese” e di pazienti verso il Veneto, sprechi di danaro pubblico. A partire «dall’assunzione di un dirigente da parte dell’Asl per la funzione di bilancio al costo di 200mila euro l’anno quando si era annunciata - evidenzia l’ex dg del Sant’Anna - l’unificazione dei servizi amministrativi fra le due aziende sanitarie. Come si giustifica questa scelta?».

In un intervento di tre cartelle Balicchi ricorda «l’inaugurazione, il 28 aprile 2001, dell’ospedale del Delta, a Lagosanto, il primo nuovo pilastro della programmazione regionale imperniata su due nuove strutture (Cona e Delta) oltre a «due ospedali di confine provinciale: Cento e Argenta».

La Regione, aggiunge Balicchi parlando davanti ai taccuini, ha commesso un «errore importante evitando di affrontare subito il nodo di Comacchio e rinviandolo agli anni successivi» con un aggravio di costi per il sistema. Costi che si sono dilatati anche «per la scelta del project financing dell’ospedale di Cona, che comporta oneri di fatto impossibili da quantificare per un arco di tempo lungo 30 anni».

La riorganizzazione del sistema ospedaliero - che l’ex dg condivide - dovrebbe però avvenire, scrive Balicchi, senza «brutalizzazioni e distruzione dell’esistente, mentre all’ospedale del Delta tira un’aria funerea» e la targa dell’inaugurazione «pare assumere col tempo l’aspetto di una lapide». Balicchi su questo punto elenca «segnali» che l’hanno spinto ad esternare: scrive, ad esempio, che nel tempo si sono coperti i posti di primariato per l’ospedale di Cento e non quelli del Delta».

Del nuovo ospedale di Cona si considera uno dei papà. Ammette, sollecitato dai cronisti, che «la localizzazione non è molto gradita» ma aggiunge che quando «fu programmato lì si pensava ad una struttura di rilievo provinciale che avrebbe dovuto essere raggiunta comodamente anche da altri versanti della provincia». Cona1 (il primo blocco ospedaliero) avrebbe dovuto contenere 450 posti letto, poi «si decise il raddoppio a 860 con Cona2. Come farà oggi l’ospedale, con una previsione di 650 posti letto», a dare risposta ad una parte consistente dell’utenza della provincia essendo divenuto un hub - domanda Balicchi - e assorbendo fra l’altro i pazienti del San Giorgio? Concentrare a Cona la chirurgia della mammella, ad esempio, puntualizza l’ex dg, ha comportato, «per le pazienti con diagnosi acclamata, 3-6 mesi di attesa (opzione a pagamento entro 7-10 giorni). E parliamo di donne che per arrivare alla diagnosi hanno già atteso dai 3 ai 5 mesi e che una volta fatta la diagnosi devono aspettare altrettanto. In altre realtà provinciali questo non succede».

La mobilità passiva è uno dei problemi. Ma ci sono anche «i tempi di attesa, il percorso post-acuzie, la riabilitazione di primo livello, la riduzione dell’apparato amministrativo, la sopravvivenza dell’ex facoltà di Medicina», perché riducendo i posti letto, osserva Balicchi, si corre anche «il rischio di spostare gli studenti verso altre università». L’ultima domanda suona ironica ed è rivolta ai dirigenti della sanità: «La soluzione a questi problemi sono gli ospedali di comunità? Ma in concreto cosa sono?».

Gioele Caccia

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