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Dagli abiti sporchi di sangue la verità su quel mattino

di Marcello Pulidori ; di Marcello Pulidori
Dagli abiti sporchi di sangue la verità su quel mattino

Da stabilire i gradi di responsabilità dei 2 romeni nella morte dell’84enne Grumeza e Veissel si accusano a vicenda. Setacciata la Ford Focus dei banditi

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RENAZZO. Per ora non stanno aiutando in modo particolare gli inquirenti, Constantin Grumeza e Leonard Veissel, i due banditi autori dell’aggressione del 6 novembre scorso in via Lunga che, cinque giorni dopo, ha causato la morte di Cloe Govoni, l’ex insegnante 84enne. Il sostituto procuratore Filippo Di Benedetto cerca nuove conferme, in questa fase dell’indagine, su quanto accaduto quel mattino: Grumeza accusa il complice di avere picchiato barbaramente l’anziana, Veissel spedisce al mittente le medesime accuse. Nel frattempo gli esperti dei carabinieri proseguono il minuzioso lavoro di catalogazione di ogni reperto utile per accertare le reali responsabilità. Come ha fatto capire in diverse occasioni, lo stesso sostituto procuratore non esclude ulteriori code di questa indagine, come potrebbe essere, ad esempio, la partecipazione all’organizzazione dell’aggressione mortale di altre persone oltre ai due arrestati. Così come non si fermano i rilievi sulla Ford Focus grigia, l’auto usata quel 6 novembre per arrivare davanti alla casa di via Lunga 4 e poi, dopo aver massacrato di botte le due donne (l’altra è la 53enne romena Maria Humeiuc, per fortuna fuori pericolo anche se ancora ricoverata all’ospedale Maggiore di Bologna), fuggire. La Focus in queste ore viene setacciata dai carabinieri alla ricerca di ogni dettaglio utile a ricostruire la scena di quello che dopo alcuni giorni da tentato omicidio si è trasformato in omicidio volontario, aggravando di molto la posizione dei due arrestati che si trovano sempre rinchiusi nel carcere dell’Arginone a Ferrara. Si ritiene probabile che nei prossimi giorni, dopo aver interrogato giovedì Grumeza, il rapinatore 22enne, il sostituto procuratore Di Benedetto possa interrogare anche il complice, il 26enne Veissel; tanto più che la stessa Ford Focus usata dai banditi è di proprietà del cognato dello stesso Veissel, anche se sugli intestatari sono ancora in corso verifiche.

Ieri è stata una giornata di riflessione anche per i difensori dei due romeni in carcere, gli avvocati Lorenzo Muracchini e Fabio Chiarini, che raggiunti al telefono nel primo pomeriggio hanno confermato l’assenza di novità di rilievo a livello investigativo. Quelle che, invece, si attendono dalle analisi sugli oggetti e gli indumenti già fatti pervenire al Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche) di Parma i cui laboratori stanno mettendo sotto la lente di ingrandimento tutto ciò che appare prezioso per arrivare alla verità. Va segnalato infine che la casa di via Lunga 4 a Renazzo è diventata in questi giorni meta di un pellegrinaggio da parte di parenti, amici, ma anche di curiosi che, come spesso accade, sono transitati per questa stradina di campagna volgendo lo sguardo verso quella casa tra le cui mura si è consumata la barbara aggressione.

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