Medicina, le specialità col fiatone
Allarme di Balicchi sul futuro delle scuole Unife. Liboni: più attività in chirurgia. Fabbri (Lega): chiarezza in Regione
L'allarme lanciato dall'ex direttore generale del Sant'Anna, Giuseppe Balicchi, sul futuro della Scuola di Medicina - inserito in un contesto di generale difficoltà del sistema sanitario locale con qualche preoccupazione mirata sulle prospettive degli ospedali del Delta e di Cona - non è passato inosservato in corsia come negli studi e nelle aule dell'ex facoltà.
Ma in via Ariosto, dove ha sede il rettorato di Unife, la questione è tenuta da tempo in debita considerazione. Non tutti hanno dimenticato la dichiarazione dell'ex assessore regionale alla Sanità, Carlo Lusenti, che partecipando ad un convegno a Bologna, nel 2011, chiese: «Siamo sicuri che, ad esempio in Emilia-Romagna, il sistema si può reggere ancora con quattro facoltà di Medicina diverse, separate e addirittura in competizione fra loro o non bisogna forse produrre un cambiamento, che però costa molto in termini di collaborazione, riorganizzazione e sacrifici?».
Qualcuno l'aveva interpretata come una campana a morto per l'ex facoltà di Medicina di Ferrara, uno dei quattro poli regionali della sanità - assieme a Bologna, Modena-Reggio e Parma - dove coesistono assistenza, didattica e ricerca. Dietro c'era una vera intenzione politica o si trattava di una semplice provocazione, un pungolo per rafforzare alleanze territoriali già operative e promuovere economie di scala? Il dubbio è rimasto ed è stato rilanciato martedì scorso da Balicchi, che ha puntato il dito sull'eccessivo accentramento di funzioni a Cona, con relativo rischio di "ingolfamento", e sulla contrazione attesa dei posti letto. Da tempo si sa che nel 2016 - lo aveva già segnalato la scorsa primavera il rettore Giorgio Zauli nel suo programma elettorale -, la Scuola di Medicina dovrà fare i conti con l'anagrafe e il raggiungimento del limite d'età (70 anni) da parte di alcuni stimati professionisti, tra cui il chirurgo ed ex preside di Medicina Alberto Liboni, l'endocrinologo Ettore Degli Uberti, l'otorinolaringoiatra Antonio Pastore, il neurologo Enrico Granieri, la dermatologa Anna Virgili, il medico legale Francesco Maria Avato.
Discipline per le quali da tempo Unife si sta adoperando con l'obiettivo di favorire un adeguato e tempestivo ricambio. Chi conosce bene i meccanismi dell'ateneo però punta lo sguardo sui numeri e commenta: «Dichiarazioni come quella dell'ex assessore Lusenti possono sembrare semplicemente politiche, in realtà tengono conto di parametri ben precisi». Cosa vuol dire?
L'Ateneo ferrarese può mantenere le dieci scuole di specializzazione, che per legge sono in tutte le Facoltà di Medicina, solo se ognuna potrà contare sulla presenza di due professori associati o di un ordinario più un associato. Se la scuola di specialità è inserita in una rete (Ferrara per esempio ha stretto accordi di "area" con Parma e con altri atenei) viene indicata come hub (cioè centro di riferimento di quel sistema di collaborazioni) se alla guida ha un ordinario, altrimenti il ruolo di hub potrebbe essere richiesto ed attribuito ad un altro ateneo. Inoltre chi conosce la materia evidenzia che per mantenere la direzione universitaria delle strutture assistenziali (unità operative, etc.) il numero di medici strutturati universitari deve essere proporzionale al numero di tutti i medici afferenti la struttura (intorno al 40%).
C'è chi, a Medicina, ha fatto un po' di conti e ha intravisto più di qualche crepa nel prossimo futuro, proprio legata a quei requisiti tecnici. Le specialità in difficoltà sarebbero - anche a causa dei pensionamenti più vicini o già avvenuti - Orl, Medicina Legale, Endocrinologia e Oculistica. In questa ottica la Scuola di Medicina ha avviato da tempo le procedure per i nuovi reclutamenti, un tema che sta particolarmente a cuore anche al nuovo rettore. E i timori espressi da Balicchi sulla "massa" decrescente dell'ospedale di Cona, «in previsione - come ha affermato - di un calo a 650 posti letto?».
Il professor Alberto Liboni, interpellato dalla Nuova Ferrara, si sofferma su quella che ritiene al momento una criticità: «Un numero ridotto o esiguo di sedute operatorie, un aumentato numero di pazienti in lista di attesa o che si rivolgono ad altre strutture, tendenza che ci portiamo dietro da qualche anno, certamente non garantisce la crescita della Scuola di Medicina e non consente un recupero della mobilità passiva, obiettivo più volte ribadito dal nuovo direttore generale dell'azienda ospedaliero-universitaria, Tiziano Carradori». Ma Liboni non si ferma qui: «L'invecchiamento della popolazione e l'accentramento di funzioni al Sant'Anna - osserva - sta rendendo meno agevole anche l'accesso a funzioni di grande rilievo sanitario, come le terapie intensive che permettono o meno l'accesso a pazienti che debbono subire interventi complessi». Intanto l'intervista di Balicchi alla "Nuova" ha sollevato l'interesse del consigliere regionale Alan Fabbri (Lega Nord): «Chiediamo che la Regione risponda puntualmente ai rilievi posti da Balicchi: gli allarmi lanciati configurano situazioni gravi, che vanno chiarite». In particolare Fabbri pone l'accento sulla presunta assunzione di un dirigente Asl al costo di 200mila euro proprio mentre si era annunciata - come aveva sottolineato l'ex dg del Sant'Anna - l'unificazione dei servizi amministrativi fra le due aziende sanitarie. «Pretendo un chiarimento - conclude Fabbri - quanto denunciato sarebbe uno scandalo epocale, in un momento in cui le risorse sono sempre più carenti e il governo taglia anche sulla pelle dei malati. Basta manager strapagati mentre la sanità emiliano romagnola è un colabrodo». (gi.ca.)
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