Via libera al salva-Carife «Stavolta per davvero»
De Vincenti (governo) dà l’annuncio con ironia dovuta al pasticcio dei pareri. Il Fondo interbancario pensa ad aiuti volontari per aggirare il no Ue, ma dovrà cambiare statuto
FERRARA. «Abbiamo approvato in via definitiva i due decreti legislativi in materia di resolution bancaria, questa volta sul serio, consentitemi la battuta». Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, non ha potuto trattenere un beffardo sorriso, ieri pomeriggio, nella conferenza stampa post- Consiglio dei ministri. Era stato sempre lui, una settimana esatta prima, ad annunciare infatti la conclusione del travagliatissimo iter dei provvedimenti legislativi che recepiscono le direttive europee in materia di salvataggi bancari, salvo vedersi smentito poche ore dopo dai suoi stessi collaboratori. Ci si accorse, infatti, che mancavano i pareri delle commissioni Bilancio e Affari europei, almeno alla Camera, e la settimana successiva è stata spesa per un nuovo rally parlamentare.
Il comunicato ufficiale parla di delega per quanto riguarda le liquidazioni bancarie attribuita da Bankitalia, e del recepimento delle richieste parlamentari: rinviato dunque al 2019 il coinvolgimento nei salvataggi di «depositi diversi da quelli potetti dal sistema di garanzia dei depositi (meno di 100mila euro, ndr) e di quelli delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese».
Tutti attendono, a questo punto, che la Commissione Ue formalizzi le sue perplessità sull’intervento diretto del Fondo interbancario sul capitale delle banche, in primis Carife con 300 milioni, per scegliere la strada migliore. Mercoledì scorso il Fitd ha preso in esame, secondo fonti romane, di convocare un’assemblea per modificare il suo Statuto e creare una sezione per la raccolta dei contributi volontari, che le sette principali banche sarebbero già pronte a versare. Oltre ai dubbi Ue c’è anche il nodo-tempo: bisogna fare tutto entro il 31 dicembre. (s.c.)
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