Carife, minacciato ricorso anti–Ue
Patuelli (Abi): basta ritardi, pronta raffica di ricorsi. Il salvataggio costerà 3,5 milioni a Caricento
L’Associazione bancaria italiana fa la voce grossa sperando di arrivare fino a Bruxelles, dove da settimane il dossier sulle quattro banche da salvare (Carife, Banca Marche, Etruria e Carichieti) viene tenuto fermo per dubbi su presunti aiuti di Stato. «Vogliamo capire se ci sono obiezioni giuridiche, quali sono e vogliamo poi confrontarle con altre delibere su banche di altri Paesi. L’Europa non può fare figli e figliastri - ha dichiarato il presidente Antonio Patuelli alla Stampa - Chi facesse perdere tempo inutilmente deve assumersi le responsabilità. Noi siamo pronti a fare una raffica di esposti alla giurisdizione europea e anche italiana. Perché se ci fosse un abuso di potere che farei? Lo denuncerei». Comprensibile la preoccupazione dell’associazione bancaria, visto che le sue principali aderenti, addirittura le prime 200 banche italiane, rischiano di dover versare “volontariamente” pesanti contributi ad una sezione in fase d’istituzione del Fondo per la tutela dei depositi, in modo da poter intervenire nei capitali delle quattro banche senza incorrere nelle obiezioni Ue. Versamenti cash, da deliberare nei consigli di amministrazione nel giro di poco tempo, e che si aggiungerebbe ai contributi statutari al Fitd. Parliamo nel complesso di 2,5 miliardi di euro, dei quali 300 milioni per Carife, che sarebbero richiesti pro-quota a tutte le prime 200 banche (ad eccezione appunto degli istituti in difficoltà) e compresa quindi Carice. «Non abbiamo ancora ricevuto alcuna sollecitazione in questo senso» testimonia Carlo Alberto Roncarati, presidente della cassa centese: il conto del “pedaggio” guerciniano, tuttavia, non è complicato, e si aggira sui 3,5 milioni di euro complessivi.
Roncarati ha ascoltato Patuelli ieri mattina ad un convegno bancario, «il presidente Abi ha ripetuto di considerare pretestuoso il punto di vista della Commissione Ue, poiché le banche italiane non hanno preso un euro di aiuti di Stato in questa crisi», senza però tornare sulla minaccia di azioni legali che, in ogni caso, non potrebbero evitare l’attivazione del bail-in, e quindi il coinvolgimento anche degli obbligazionisti subordinati nel salvataggio. Alla linea dura di Patuelli ha subito aderito Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari, «l’Italia ha diritto di pretendere che le banche italiane, nell’ambito di una libera concorrenza su basi paritarie, non abbiano trattamenti discriminatori. L’appello alla politica è conseguente».
Stefano Ciervo
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