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Da clandestino a stimato imprenditore

Da clandestino a stimato imprenditore

Denore, la storia di Damiano arrivato su un barcone a soli 15 anni e oggi alla guida di una impresa edile a Ferrara

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Denore è un piccolo paese che conta meno di 800 abitanti, eppure nel suo piccolo sta vivendo due realtà in linea con la cronaca dei tempi, a proposito degli immigrati e del processo di integrazione. Due sono i casi concreti: quello di Damiano, albanese, imbianchino e piccolo imprenditore edile ormai completamente integrato nella realtà locale; e poi c’è il caso dei 15 africani della comunità di don Domenico Bedin, oggi insediati nell’appartamento e nell’ex officina meccanica Maranini dove svolgono un lavoro organizzato. Damiano, il cui nome albanese è Xeka Dashamir, è nato a Durazzo nel 1975, è giunto in Italia nel 1991, a Brindisi, da solo, a 15 anni, con uno dei primi barconi provenienti dall’Albania. Clandestino, ha saputo adattarsi rapidamente alla comunità ferrarese, stabilendosi a Denore e cominciando subito a lavorare come operaio agricolo a Quartesana, poi come dipendente di un lavaggio auto in via Ravenna a Ferrara, infine come manovale per l’impresa edile Campioni di Denore. Ha imparato subito il dialetto ferrarese, tanto che pochi anni dopo la sua venuta nessuno poteva dire che lui non fosse nato proprio nel ferrarese. A un certo punto il grande salto: ha deciso di mettersi in proprio come imbianchino e muratore. Così in pochi anni la sua piccola impresa si è affermata sul territorio e oggi è composta da cinque addetti, compreso lui, tutti albanesi, tutti residenti con la famiglia a Denore. Tre sono suoi fratelli e due sono parenti fatti giungere nel tempo dall’Albania. Oggi Damiano convive con Florentia, di padre filippino e madre rumena, che gli ha dato una bambina che ha 4 anni: «Ma anche il figlio di Florentia, che ha 14 anni, lo considero mio - dice sorridendo - e penso che il mio caso personale sia un esempio di integrazione perfetta!». Oggi Damiano Xeka ha la doppia cittadinanza, italiana e albanese. «Sì, il mio inserimento qui nel ferrarese all’inizio è stato un po’ difficile poi durante il mio cammino ho trovato delle persone veramente straordinarie, che mi hanno insegnato i valori della solidarietà e dell'amicizia e il buon comportamento nella vita e in società». Fra quelli che gli sono stati vicini vuole citare innanzitutto la signora Giordana Righetti di Quartesana «perché mi ha fatto veramente da madre; e le sono molto vicino oggi che sta passando un momento difficile». Il suo giudizio sulla nostra gente è positivo: «Non potevo capitare in una città migliore di Ferrara - sostiene - e sono molto contento di essere qui, di sentirmi ferrarese. Aggiungo che a 15 anni è molto facile sbagliare, perché ci sono strade facili e strade difficili per un clandestino: le strade facili portano generalmente alla delinquenza, le difficili sono quelle del lavoro tutti i giorni, con la fatica certo, ma anche con la voglia di affrontare la vita con il sorriso».

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