De Chirico e Antonia Un amore ferrarese
Il fidanzamento negli anni della leva militare e un carteggio inedito Così emerge un’altra fonte d’ispirazione nell’epoca feconda dell’artista
di EUGENIO BOLOGNESI
Quando per la prima volta ho visto il quadro "Alceste", uno dei pezzi più significativamente ferraresi della mostra inaugurata venerdì a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, ossia "la città delle meraviglie" secondo Giorgio de Chirico, ho associato con marcata convinzione l'opera alla tragica apertura del '900, che con sé portava la Grande Guerra, la febbre spagnola e segnali di altri eventi che sconvolsero l'Europa (dai germi del sindacalismo violento a varie scintille rivoluzionarie)…
Ho affiancato, inoltre, proprio quel ritratto di donna, la cui identità corrispondente ad Antonia Bolognesi ho potuto per primo rivelare per averlo appreso direttamente dagli scritti autografi originali dell'autore, Giorgio de Chirico, all'ascolto di alcune sonatine per pianoforte composte nell'epoca e che oggi - con i mezzi che tutti noi abbiamo a disposizione in tasca - è dunque facile ascoltare. Ne suggerisco l'ascolto. Sono i brani dei compositori Erik Satie (Gymnopedie n.°1&2 del 1888-1895), Maurice Ravel (Pavane pour une infante defunte del 1900-1902) e Bela Bartok (varie) che nella lettura del libro intitolato alla donna del ritratto, ci aiuteranno ancor più ad entrare in profondità nelle pieghe emotive dei personaggi descritti. Ed osservare da vicino e con delicatezza una storia d'amore che può farci capire molto proprio di Giorgio de Chirico, l'artista di Volos che dovette spendere tutti gli anni bellici a Ferrara.
In "Alceste: una storia d'amore ferrarese. Giorgio de Chirico e Antonia Bolognesi" (voluto da Fondazione Isa e Giorgio de Chirico, edizioni Maretti), una delle pagine finali riporta la fotografia della lapide tombale di Antonia, ossia Alceste, che riposa nella splendida Certosa di Ferrara. Leggiamo: "Antonia Bolognesi 1896 - 1976".
Quando vengono scorse le pagine che accompagnano dal nascere sino al suo culmine e poi oltre, appunto sino all'epilogo, la grande storia d'amore tra l'artista e Antonia, viene il desiderio di rileggere alcune righe, di qualche pagina addietro. Inserita nel racconto, infatti, vi è una lettera della giovane innamorata - ci è rimasta la preziosissima malacopia - che così recita: "Ti prego di perdonarmi molto se questo atto dopo un periodo di così lungo silenzio, può dispiacerti. È dettato soltanto dal ricordo carissimo che ho sempre serbato e serbo tutt'ora di te e che non ti nascondo mi abbandonerà soltanto con la morte." Il significato dell'essere andato in Certosa a fotografare la lapide e di averla pubblicata, corrisponde dunque alla convinzione che quelle parole di devozione assoluta fossero più che vere.
Ma quanto evidenziato è certamente il lato del binomio amoroso vissuto da Antonia, la protagonista femminile.
Sul lato maschile, posando i fari su Giorgio de Chirico, la domanda che ci si pone è la seguente: tale profondità di sentimenti dimostrata da Antonia, è veramente stata condivisa appieno - almeno nel periodo del fidanzamento durato qualche anno?
Possiamo pensare che il Grande Metafisico, capace di definire in una lettera Ferrara come "il centro dell'universo", perché c. ittà di Antonia, potesse essere meno sincero di Antonia stessa? Dalla pubblicazione di "Alceste", durante questi pochi mesi passati dall'uscita in libreria, nei quali da profano libero da qualsivoglia preconcetto mi sono affacciato con curiosità all'ambiente degli studiosi sul tema, ho conosciuto alcuni esperti di de Chirico e tra questi anche persone che lo hanno frequentato quando era in vita.
Hanno fatto in tempo a conoscerne manie, atteggiamenti ed anche capricci. Più di uno - tra uomini e donne, il primo tra tutti il professor Picozza, presidente della Fondazione Isa e Giorgio de Chirico - ha avanzato l'ipotesi che quello per Antonia sia stato il più grande amore della vita dell'artista. Per quanto mi riguarda in fondo mi piace pensarlo, ma è un tipo di competizione che non mi appassiona; mi limito a sottolineare l'alto significato del ritratto di Antonia, considerato un punto di svolta della carriera dell'artista.
Parlano da sé, prima di tutti, il titolo del ritratto, traslato dall'opera tragica di Euripide: Alceste, per antonomasia è infatti la moglie ideale, la donna perfetta. Ed in seconda istanza assai eloquente è l'autoritratto di Giorgio de Chirico, di eguale dimensione, cornice e contesto, che lo stesso maestro tratta come un cameo, una metà di un dittico completo solo quando i due ritratti fossero assieme.
Dunque impossibile, per chi scrive, non credere ad un coinvolgimento sentimentale simmetrico, speculare, tra il Maestro e Antonia Bolognesi. De Chirico, come i documenti epistolari esistenti dimostrano, era veramente coinvolto totalmente nel percorso sentimentale in cui Antonia stessa si muoveva.
Il progetto matrimoniale ferrarese era realistico ed ampiamente dichiarato; è durato ed ha dato prova di essere approdato alla vigilia del fatidico giorno, salvo gli accadimenti straordinari - sotto tutti i punti di vista - "godevolissimi" per come si sono succeduti, destinati a soddisfare le più diverse - ahinoi umanissime - curiosità dei lettori.
Il quesito successivo è però più ambizioso, per chi ha seguito un poco il soggiorno di de Chirico a Ferrara e la sua carriera artistica. Antonia era la sua musa ispiratrice? Il maestro ha dipinto il suo meglio a Ferrara mentre erano fidanzati? Fino a che punto, forse il più internazionale pittore italiano del '900 ha risentito dell'innamoramento con la ragazza di via Mentana?
Non penso insensato qui azzardare come impossibile il fatto che de Chirico non sia stato influenzato nella sua pittura dall'onda sentimentale. È stato influenzato, senza alcun dubbio. Un innamoramento vero - e più sopra si è dimostrato che quello tra i due lo era eccome - non può non creare sconvolgimenti anche psichici negli individui coinvolti. Con riflessi diretti sull'estro creativo. Pertanto certamente Antonia ha influenzato, in senso stretto, "la metafisica" del periodo in cui il fidanzamento era al suo culmine, e questo anche se le linee guida della grande scoperta/invenzione del Maestro fossero state compilate del tutto in precedenza. I visitatori della straordinaria mostra del Palazzo dei Diamanti non potranno, altresì, non notare che le date di riferimento di molte delle più importanti opere del de Chirico, appartengono agli anni 1917-1919. E per ammissioni fatte in separata sede da parte dei due fidanzati, il fidanzamento vero e proprio iniziò nel 1917 e durò, sappiamo, sino a tutto il 1919.
Certo è che della pittura di de Chirico Antonia mai parlò al sottoscritto e per quanto ne so per le interrogazioni effettuate, neppure ad altri. Col senno di poi, si può dire che la donna ebbe una spiccata tendenza ad assecondare con prontezza le buone inclinazioni alla pittura dimostrate in adolescenza da mio fratello Martino - acquarello ed olio - regalandogli in più occasioni il materiale occorrente. Chissà.
Un dubbio comunque è già eliminato e riguarda se la biografia dell'artista vada cambiata in virtù delle novità che il "carteggio de Chirico-Bolognesi" ha sollevato. La risposta è: sì, certamente, va rinfrescata la biografia del Maestro, anzi va riscritta. Del resto quando il sottoscritto, assieme a N.R. e a R.V., avevano letto le lettere di Antonia e di de Chirico - solamente nel 2011 - già da qualche anno il professor Fabio Benzi, aveva scritto un intero articolo proclamando la sensazione tramutatasi poi in certezza, che il 1918 e 1919 nella biografia del maestro presentassero un vuoto (lui pensava all'epoca) incolmabile. Una intuizione che gli ha fatto veramente molto onore.
Sempre ai fini della ricerca di una possibile influenza della vita sentimentale nella pittura del Maestro, alcuni fatti sono inequivocabili e per fortuna ognuno può trarre le conclusioni che ritiene opportune.Lascio infatti il lettore di questo articolo con una osservazione conclusiva, non probatoria ma ben spendibile: Antonia lavorò tutta la vita nel Castello Estense presso l'Amministrazione Provinciale - era una donna emancipata per l'epoca - ed è impossibile non notare che uno, se non "il primo" - dei capolavori metafisici "Le Muse inquietanti", che in un primo momento aveva come titolo "Le Vergini inquietanti" (sic), fu dipinto esattamente nell'epoca dell'inizio del fidanzamento ed in esso fa bella mostra di sé il Castello. Solo un caso?
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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