La nuova Condifesa nasce dalla fusione tra Ferrara e Bologna
Firma dal notaio, consiglio di amministrazione già operativo Presidente del più grosso consorzio italiano è Zucchi
Firmata la fusione dal notaio è ufficialmente nato il Condifesa Bologna-Ferrara con consiglio di amministrazione già operativo. Tecnicamente il Consorzio di Ferrara ha incorporato il Consorzio di Bologna. Presidente di questa realtà, che è il più grande Consorzio italiano per un ammontare di valori assicurati al 2014 pari a circa 500 milioni di euro, è Gianluigi Zucchi. Il nuovo Condifesa ha la sede operativa a Ferrara in via Vene di Bellocchio, ma rimane aperto anche l'ufficio di Bologna a San Giorgio di Piano. «Ci apprestiamo - spiega Zucchi - a mettere in campo nuove strategie per i nostri soci, opportunità assicurative e fondi mutualistici anche alla luce degli indirizzi della nuova Pac. La Comunità Europea ha messo 1,640 miliardi di euro a disposizione degli agricoltori italiani che intendono aderire alle assicurazioni agevolate. Alla luce degli eventi disastrosi del 5 settembre e alle mutevoli condizioni climatiche avverse sempre più frequenti informiamo nuovamente che esiste la possibilità di assicurare non solo le produzioni ma anche le strutture, le reti anti-grandine e gli impianti produttivi. Stiamo pensando di facilitare un fondo mutualistico per tutelare gli agricoltori che a causa di questi eventi potrebbero perdere le produzioni anche negli anni successivi». Il Consorzio in questa fase è estremamente impegnato in un lavoro di riallineamento dei fascicoli degli agricoltori: senza questa congruità sarebbe impossibile ricevere il pagamento comunitario. «I Consorzi di Bologna e Ferrara - continua Zucchi - proseguiranno nel loro modo di operare, ovvero chiedendo i costi assicurativi solamente quando gli agricoltori li avranno a disposizione sul conto corrente. Tra i nostri servizi riveste un'importanza prioritaria l'anticipazione del costo assicurativo in nome e per conto dei soci, stiamo cercando a livello ministeriale di agevolare i pagamenti per i prossimi anni. Siamo purtroppo alle prese con una burocrazia nazionale e comunitaria che aumenta esponenzialmente». È stato introdotto il concetto delle “Rese individuali”: «Noi riteniamo che questa situazione andrebbe modificata - continua Zucchi - perché non si tiene conto di una serie di fatti legati alle aspettative di produzione. C'è differenza tra effettiva produzione dell'azienda e rese degli anni precedenti. Noi siamo contrari ad una applicazione tecnica così invasiva. L'agricoltore era abituato ad assicurare una aspettativa di produzione mentre adesso deve assicurare una resa media di produzione degli ultimi 3/5 anni. Ci stiamo battendo perché questa innovazione possa essere temperata da percentuali di scostamento. È un'impostazione comunitaria che troviamo devastante per i nostri produttori in un mondo nel quale l'agricoltore è chiamato a produrre di più, nel quale l'obiettivo è sconfiggere la fame nel mondo, dove i metodi di produzione si stanno evolvendo in virtù di scelte varietali mirate. Il sistema delle rese lo stiamo analizzando anche a livello di Giunta nazionale e stiamo segnalando che ha prodotto una flessione in termini di valori assicurati a livello nazionale».
Andrea Tebaldi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
