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TESTIMONIANZE FERRARESI

Parigi sotto attacco: l'orrore nelle parole di chi è in Francia

Parigi sotto attacco: l'orrore nelle parole di chi è in Francia

Paola Bassani: ho paura a prendere la metro. L'architetto Daniele Cestari: un clima da coprifuoco. 
Due ragazze ferraresi che abitano vicino allo stadio: in ansia per gli amici

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Paola Bassani è a Parigi, dove vive da anni con la famiglia. Ancora una volta dopo l’attacco terroristico del 7 gennaio scorso nella redazione di Charlie Hebdo si trova a commentare per la Nuova Ferrara un nuovo drammatico episodio ancora più grave per intensità, persone coinvolte e numero di morti.
«La zona dove vivo a Parigi - spiega al telefono Paola Bassani - un po’ in periferia a sud della città, è per fortuna più tranquilla, ma mia figlia Camille, che ha la casa in centro, mi dice che c’è ancora una situazione di grande paura e trambusto. Alla radio e alla televisione le autorità consigliano di rimanere in casa. Mi sembra di essere in guerra, c’è il coprifuoco. Una situazione davvero difficile dal punto di vista emotivo. Io e mio marito abbiamo paura di prendere la metropolitana e oggi pomeriggio (ieri per chi legge) dovendo recarci in centro a Parigi, faremo sei chilometri a piedi. Abbiamo paura di nuovi attentati. La situazione non è delle migliori anche perché colpiscono luoghi pubblici e la gente si sente sicura solo in casa. Università e altre istituzioni hanno preferito rimanere chiusi per questioni di sicurezza. Purtroppo dovremmo vivere altri giorni nel terrore come ci era già capitato dopo la strage di Charlie Hebdo. Siamo come in guerra. Ce ne stiamo purtroppo rendendo conto».

In queste situazioni non si sa se l’apprensione maggiore la vive chi è sul posto o chi è a casa e aspetta notizie. Anna Cavaliere e Ilaria Luise sono due ragazze ferraresi ventitreenni. Amiche a Ferrara si sono ritrovate quasi per caso a Parigi. Anna da un paio d’anni lavora come receptionist in hotel ed Ilaria invece nella “Ville lumiere” studia alla Paris Sud per conseguire una doppia laurea in fisica.

Ilaria venerdì sera era con amici in zona Luxembourg, Anna invece è rimasta a casa, non li ha raggiunti. La sveglia per il lavoro alle 4,30 impone sacrifici.

«Non abbiamo sentito nulla – dice Ilaria raggiunta tramite social – ma abbiamo percepito la gravità della cosa dal movimento dei mezzi di soccorso. Poi son arrivate le notizie. Non siamo riusciti a rientrare verso casa perché hanno chiuso la metro, così abbiamo dormito tutti da amici e siamo rientrati la mattina dopo quando le cose si erano all’apparenza calmate».

Raggiunta al telefono invece Anna Cavaliere. «Non avevo la tv accesa ed hanno iniziato ad arrivarmi messaggi ai quali non sapevo cosa rispondere. Poi ho realizzato che in sottofondo sentivo sirene ed allarmi impazziti. Casa mia non dista tanto in linea d’aria dallo stadio. Ho passato la nottata a rispondere e tranquillizzare tutti e a seguire fra tv ed internet quello che stava succedendo in tempo reale. Il mio titolare era bloccato dentro lo Stade de France, sapevo che andava a seguire la partita, ne avevamo parlato. Poi sabato mattina al lavoro, fin da subito, alle 6, non si parlava d’altro. Avevo ospiti tedeschi anche loro bloccati allo stadio visibilmente spaventati. Al primo scoppio pensavano ad un petardo, ma dopo il secondo ed il terzo il panico serpeggiava. Sono riusciti ad uscire solo alle 2 di notte. Funzionava solo una linea della metro ed alcune linee dei tram utilizzati per far sfollare la gente verso zone tranquille».

«Ero preoccupata da morire per tutti i miei amici qui a Parigi. Le zone colpite sono quelle che normalmente frequentiamo quando usciamo la sera. Ho chiamato tutti durante la notte e stamattina (ieri per chi legge; ndr) tutto è all’apparenza tranquillo»

«Credo si debba tornare in fretta a vivere normalmente. Se ci si sofferma a pensare allo stato delle cose e si cambia il modo di vivere allora si è morti davvero e questa gente avrà vinto».

Daniele Cestari, architetto e artista di Bondeno, tramite facebook ha tranquillizato i suoi amici, postando anche alcune foto. «Sono arrivato qui a Parigi per un week end con la mia fidanzata - scrive raccontando la sua esperienza nella capitale francese - dovevano essere tre giorni di relax e visita a gallerie d’arte per il mio lavoro. Venerdì sera quando hanno iniziato a circolare in internet e in tv le notizie degli attentati eravamo a cena fuori. Siamo poi rientrati in albergo a piedi per evitare la metro. Tutta la città era pieno di ambulanze e polizia, sirene un po’ ovunque. Da questo punto di vista in città c’era il coprifuoco. Nel tornare a mezzanotte abbiamo visto che la gente in questo quartiere erano nei bar, chi rimasto in giro, incollati alla televisione per capire cosa stava succedendo».
 

"Francesco Luciani sta bene”. Prima che scrivesse lui stesso su Facebook, a far tirare un sospiro di sollievo a parenti e amici dell’ex assessore alla Cultura di Comacchio è stato lo stesso social network. Francesco Luciani, comacchiese, da qualche anno vive a Versailles, «non sono a Parigi, state tranquilli. Ma qui è l’orrore», ha scritto dopo qualche ora dagli attentati. «Sono rimasto pietrificato, sconvolto - racconta Luciani - la mia preoccupazione è stata subito per due amici che abitano in zona République, quindi non distante da dove sono successi i fatti, anche loro originari di Ferrara, Giulia Pavani e Federico Mingozzi...stanno bene, anche loro stanno bene».

«Ho paura, sono scioccato. La cosa che mi sta facendo impressione è vedere su Facebook gente che ancora cerca qualcuno... Diversi contatti hanno ri-pubblicato l’annuncio di ricerca di una ragazza di cui da ieri sera non riescono ad avere notizie. Ho il magone, mi sento davvero impotente davanti a tutto questo». E aggiunge, «Continuo a ripetermi, “adesso, adesso cosa succederà? Come ci muoveremo? E la mia testa passa da domande dalle risposte impossibili a cosa dovrò fare questa sera. Sembra assurdo ma per lunedì con dei colleghi avevamo programmato da una settimana di andare a pranzo in un ristorante giapponese vicino Opéra, ma ora non so se ci andremo, non so cosa faremo e come vivremo Parigi da domani in poi». Infine «continuo a chiedermi perché, perché in Francia e perché in questo modo. Non lo so. Da venerdì sera però tutto sarà diverso».

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