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LA LETTERA/2

IL RUOLO CHE ATTENDE L’EUROPA

di LUIGI VITELLIO*

di LUIGI VITELLIO* Caro Direttore, l’onda emotiva giustamente sollevatasi a seguito dei fatti di Parigi, su cui non cerco aggettivi perché le parole sono esauste e vuote ormai (per l'enormità dell'eve...

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di LUIGI VITELLIO*

Caro Direttore,

l’onda emotiva giustamente sollevatasi a seguito dei fatti di Parigi, su cui non cerco aggettivi perché le parole sono esauste e vuote ormai (per l'enormità dell'evento come per i molti, troppi interventi sui social), deve avviare una sana e proficua discussione cui seguano fatti.

Lo Stato è più forte del crimine, per questo lo Stato esiste; e lo Stato deve essere più forte del terrorismo: perché sia così, però, bisogna capire qual è il brodo primordiale in cui il terrorismo si muove. Nessuno può chiamarsi fuori: nessuna persona, nessuna organizzazione, nessun partito. Pena la complicità. Al non chiamarsi fuori è necessario corollario un'operazione di verità.

Il senso di insicurezza che ci pervade assomiglia a quello che ci colpì dopo l’11 settembre; ma assomiglia anche a quello che colpisce gli individui dopo eventi imprevedibili, come ad esempio il terremoto che ha colpito la nostra terra pochi anni fa.

Davanti a ogni evento disarmante la risposta della politica è stata e deve esser chiara, forte e la riassumo in un’unica parola: ricostruzione.

Non è stato mai facile ricostruire, perché c'è sempre chi per mascherare la propria incapacità cerca dei colpevoli inesistenti, cerca di ipotizzare qualsiasi forma di complotto. Le morti parigine non sono solo un lutto francese: l’attacco è all’Europa, al nostro mondo laico che peraltro a Parigi ha conosciuto le sue prime e più rilevanti riflessioni. L’Europa deve dimostrare di essere una realtà politica e non solo economica, perché di sola burocrazia e di bilanci si muore. E si muore davvero.

Abbiamo bisogno di una gestione condivisa della politica europea sulla sicurezza, superando gli egoismi nazionali e condividendo sforzi e buone pratiche. Le frontiere vanno controllate, certo, e il terrorismo colpito, ma senza soffiare sul fuoco dell’odio, un veleno che si annida ovunque.

Il nostro obiettivo deve essere di non far vincere il terrore, ma per costruire il futuro dobbiamo avere il coraggio di ripensare vecchie politiche internazionali che probabilmente non hanno aiutato il percorso di “pacificazione” dei territori del Nord Africa, che non hanno saputo continuare a tessere il filo della diplomazia non certo con l'Isis ma col mondo arabo e musulmano, salvo poi accreditarsi su tavoli paralleli, clandestini e tutti economici.

Anche alla luce delle recenti dichiarazioni di Hollande davanti al Parlamento francese, l’Unione Europea che ha avuto il ruolo storico di evitare nuovi conflitti dopo le guerre mondiali, deve giocare appieno questo ruolo, perché è il ruolo che le compete. Deve cioè giocare un ruolo di civiltà e di difesa delle idee sulle quali è nata, perché, non dimentichiamolo, è nata dalle macerie provocate dall’odio e dal razzismo di un secolo fa.

. * segretario provinciale Pd

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