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In pochi contro la Buona Scuola

In pochi contro la Buona Scuola

Solo una sessantina gli studenti alla manifestazione. Sandri (Uds): «C’è troppa superficialità»

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La Giornata internazionale dello studente che si è svolta ieri è stata un'altra occasione per contestare la recente legge della 'Buona scuola'. L'iniziativa di ieri (che ha visto i manifestanti concentrarsi in piazza Trento Trieste, sotto il Palazzo della Ragione) non è stata tra la più partecipate: giusto una sessantina i presenti, soprattutto studenti di scuola superiore ma anche qualche sindacalista della Fiom, l'unica sigla ad aver aderito. Negli anni passati è accaduto che questa manifestazione (ormai un classico della stagione autunnale) vedesse centinaia e centinaia di partecipanti. I cartelli e gli striscioni visibili in piazza proponeva un confronto con i sistemi di istruzione di altri paesi europei, specie i paesi settentrionali: «All'estero 415 euro al mese a studente - ricordava uno di questi - 105 euro per la famiglia e 125 per le spese alimentari». Un altro ricordava i numeri ancora pesantissimi della disoccupazione giovanile italiana: 44%. Emiliano Sandri (Unione degli Studenti) ha innanzitutto cercato una spiegazione alla scarsa partecipazione. «Sì assistiamo a una certa superficialità - ha detto -: gli studenti vivono ormai la scuola con rassegnazione, a cui ora si aggiunge la pressione esercitata dall'autoritarismo. Ma è proprio con le manifestazioni che dovremmo proporre un'alternativa - continuava il suo ragionamento -. Noi siamo riusciti a portare in piazza soprattutto studenti degli istituti tecnici e professionali, che si rendono conto di come la Buona Scuola gravi su di loro in maniera maggiore, ad esempio con una quantità allucinante di ore non retribuite di stage. Magari in fabbriche in cui sono morti operai, come è successo a Brindisi». Di qui dunque una prima richiesta: «chiediamo una carta etica, con cui si stabiliscano i principi minimi che un'azienda deve rispettare per far lavorare gli stagisti». E poi sognano più in grande, ad esempio «una scuola vissuta non come un obbligo ma come un luogo dove si va volentieri».

Gabriele Rasconi

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