Parigi sotto attacco, «quelle ore dentro l’inferno di Parigi»
La centese Manuela Passerini ricorda i momenti dopo la strage del Bataclan: «La città ha reagito, ammirati dai soccorsi»
CENTO. «Sono andata a Parigi insieme ad una mia amica per vedere una mostra, mai avrei pensato di trovarmi a pochi passi da uno dei luoghi colpiti dagli attentati terroristici di venerdì sera»: esordisce così nel suo drammatico racconto la centese Manuela Passarini, titolare dell'Edicola del Guercino che si trova in Via Matteotti a Cento.
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«Io e la mia amica Manuela Reatti - continua la Passarini - siamo partite venerdì alla volta della capitale transalpina dove avremmo dovuto visitare la mostra "Paris Photo" allestita al Grand Palais. Il nostro aereo è atterrato all'aeroporto di Beauvais distante circa due ore di pullman. Il caso ha voluto che la navetta che ci doveva portare in città all'autostazione di Porte Maillot, tra il XVI e il XVII Arrondissement (i quartieri della città), era in ritardo a causa di un incidente. L'hotel che avevamo prenotato era nel cuore del X Arrondissement. Poi abbiamo preso la metropolitana e una volta uscite abbiamo raggiunto l'hotel a piedi, istanti prima che si scatenassero gli attacchi da parte dei terroristi».
Poi è accaduto l'inferno…
«Dopo esserci sedute a cena insieme alla mia amica, ho chiamato il mio compagno Marco per dirgli che eravamo arrivate, nel frattempo si sentivano le sirene delle ambulanze e della polizia, la mia amica si era insospettita perché aveva visto il cameriere del ristorante parlare in modo concitato e poi chiudere a chiave tutte le porte del ristorante. Un locale di fronte al ristorante dove ci trovavamo aveva la tv accesa sull'edizione straordinaria del telegiornale, volevamo entrare in quel locale, ma il titolare aveva chiuso per proteggere i clienti che erano all'interno. Ho dato un'occhiata per vedere dove si trovasse il teatro Bataclan e ho visto che si trovava a pochissima distanza da dove eravamo noi. Ero proprio nel cuore dell'inferno ed era spaventoso il fatto che era stata colpita gente comune. Per tutta la notte non abbiamo chiuso occhio perché avevamo paura che i terroristi potessero entrare all'interno dell'hotel. Volevamo tornare a casa, ma abbiamo aspettato che la situazione si calmasse».
Che avete fatto nei due giorni successivi agli attentati ?
«Il giorno dopo siamo andate in giro per la zona dove si trovava il nostro albergo senza mai prendere la metropolitana. Siamo andate a Montmartre. C'era pochissima gente in giro. I negozi erano tutti chiusi. Altro che Parigi, sembrava di essere sulla Luna. Il pomeriggio siamo rimaste in hotel in costante contatto con l'Italia e con la TV accesa sulla CNN. Mia cognata al telefono mi ha detto che aveva contattato la compagnia aerea e che i voli da Parigi sarebbero partiti. C'era una grande tensione, bastava poco per scatenare il panico. La mattina di domenica poi, ci siamo spinte davanti al teatro Bataclan dove abbiamo deposto dei fiori. Oltre ai giornalisti delle televisioni di tutto il mondo c'era gente che pregava. C'era un forte desiderio di tornare alla normalità. Questa di Parigi è stata una tragedia che ho vissuto con una grande angoscia e con un miscuglio di sensazioni. La capitale francese ha mostrato un volto insolito, totalmente diverso da quello che siamo abituati a vedere, il vero volto della città che, pur ferita da questi attentati, ha cercato di reagire e ci è riuscita. Sono consapevole di aver vissuto un'esperienza fortissima che impone a tutti noi una profonda riflessione.
Vorrei esprimere grande ammirazione per i soccorritori, gente comune che non ha esitato a scagliarsi nel cuore del disastro, rischiando la vita con grande generosità. Visto che so quanto fosse forte l'istinto di fuggire. Porterò per sempre con me questa esperienza e l'amore per questa magnifica città».
Gabriele Sbattella
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