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Sfruttamento di giovani cinesi Patteggia Lilly la maîtresse

Sfruttamento di giovani cinesi Patteggia Lilly la maîtresse

C’era anche lei, Lilly, la cinquantenne cinese arrestata dai carabinieri al casinò di Saint Vincent, ieri all’udienza davanti al gip che ha chiuso buona parte del processo su un giro di sfruttamento...

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C’era anche lei, Lilly, la cinquantenne cinese arrestata dai carabinieri al casinò di Saint Vincent, ieri all’udienza davanti al gip che ha chiuso buona parte del processo su un giro di sfruttamento di ragazze orientali che aveva base in città. Lilly, difesa dall’avvocato Matteo Massaia, ha patteggiato dunque una pena di tre anni e due mesi, come concordato con il Pm, mentre il 45enne calabrese denunciato per favoreggiamento, e difeso dall’avvocato Antonio Cappuccio di Bologna, ha patteggiato due anni e dieci mesi. Rinviato a giudizio infine il terzo imputato, bolognese di 67 anni, già compagno di Lilly, la cui posizione era rimasta sospesa nel corso dell’ultima udienza perché nessun legale si era presentato. Il processo per lui si aprirà a febbraio.

L’indagine dei carabinieri di Ferrara era partita dalla segnalazione della proprietaria di un appartamento di via Goretti, che la coppia aveva affittato e adibito poi ad alcova; altre “case del sesso” si trovavano in via Bentivoglio, al Barco, e a Bologna. La proprietaria dell’appartamento di via Goretti aveva notato un via vai sospetto, e i successivi appostamenti dei militari avevano permesso di individuare e interrogare i clienti, risalire agli annunci sexy pubblicati online (prezzi dai 50 ai 100 euro) e identificare la coppia di sfruttatori. Nei guai, per favoreggiamento, era finito anche il 45enne, per quell’appartamento a Bologna del cui utilizzo, come emerso dalle intercettazioni, era del tutto consapevole. A luglio erano così scattate le manette nei confronti del compagno di Lilly, mentre la donna, inizialmente sfuggita alla cattura, era stata arrestata tre settimane più tardi, mentre tentava la fortuna ai tavoli da gioco di Saint Vincent. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, compito di Lilly era reclutare le ragazze (spesso senza permesso di soggiorno), mentre il compagno si occupava della parte logistica e amministrativa.

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