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gadget di predappio al bar

Ferrara, già sparito lo zucchero del Duce

Ferrara, già sparito lo zucchero del Duce

Caffè "nero": la polemica ha indotto i titolari a ritirare le bustine. C’è chi è entrato nel locale col saluto romano

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FERRARA. Le bustine fasciste sono scomparse dal bancone del Paradiso Verde, il bar di viale Alfonso I d’Este che, come raccontato ieri, ha avuto l’idea di offrire lo zucchero col Duce. Malaugurata idea due volte, perché i commenti d’ogni razza non si sono fatti attendere.

Oltre alla valanga di sentenze sui social a favore o contro l’iniziativa dei titolari, difatti, c’è chi si sarebbe presentato di persona da chissà dove, esibendo sull’entrata del locale un fiero saluto da camerata: «Ho utilizzato il navigatore per trovarvi, siamo con voi».

Oppure chi, più ironico e moderato, avrebbe ordinato «un caffè nero, un po’ alto, con il manico della tazzina a destra, mi raccomando».Scherzi a parte, ammesso ci sia da scherzare su una dittatura che causò tante sofferenze e distruzioni al Paese, la titolare del bar ha preso seriamente le reazioni dei suoi clienti, sino ad allontanare chi ha esagerato con le esternazioni.

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D'altro canto, le minacce di morte che le sono arrivate su Facebook motivano la sua preoccupazione e la sparizione delle bustine di zucchero provenienti da Predappio in forma di gadget. L’accaduto deve far riflettere, perché da una pausa caffè si è generata una polemica di percezione politica, storica, politica e razziale. Sì, razziale. È significativo che proprio una ragazza ebrea si sia imbattuta in una bustina della serie di Predappio che inneggia a Mussolini e al Ventennio, il quale promulgò le leggi razziali e non si oppose alla deportazione di centinaia di migliaia di ebrei italiani. Ma i commenti allo zucchero fascistizzato vorticano altrove. Ad esempio sull’esito che al contrario avrebbero eventuali bustine di zucchero con i ritratti di Lenin o Stalin. Il dualismo come al solito è puntualissimo.

Nel bar c’è stato chi ha rammentato che «fu Che Guevara a inventare i campi di concentramento. È comodo fare sempre riferimento alla seconda fase della sua vita del Duce e non alla prima».

No, non è comodo. È fisiologico che un italiano abbia più considerazione e conoscenza del Ventennio fascista che di altre situazioni totalitarie più o meno rosse sul resto della Terra. C'è pure chi insiste per sapere a ogni costo che cosa ne pensi l’Anpi (per chi non lo sa: Associazione nazionale partigiani d’Italia), quando è assolutamente prevedibile e scontato che cosa potrebbe dichiarare.

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Tra l’altro non va tralasciato il fatto che fra molti giovani cittadini (ma non solo) siano una minoranza quelli che sanno cosa significhi la sigla Anpi, figuriamoci se sarebbero in grado di percepire la gravità della bustina di zucchero con il ritratto di Benito Mussolini. Deve far riflettere perfino il fatto di come una pagina di giornale abbia il potere di far discutere, riflettere, confrontare e anche preoccupare, mentre basterebbe essere più presenti a sé stessi, e stare attenti a non toccare il fondo, o meglio, a non bersi i fondi del caffè.

Matteo Bianchi

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