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«La crisi non è finita: i soldi non ci sono»

«La crisi non è finita: i soldi non ci sono»

Comacchio, il mercato settimanale specchio del Paese. Ma secondo qualcuno «siamo piagnoni, ci lamentiamo e basta»

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COMACCHIO. La crisi economica continua a stringere in una morsa il potere d’acquisto delle famiglie e ad avere il polso della situazione sono, alla pari, commercianti e frequentatori del mercato. Seppur con sfumature, perché qualcuno come Lara e Sibilla, operaie dello stabilimento di Conserve Italia, affermano che «gli italiani sono un popolo di piagnoni, si lamentano ma ai ristoranti c’è sempre la fila», prevale la tendenza al risparmio. Natalino Cavallari, commerciante ambulante, ci tiene a specificare che «per il settore alimentare è un altro discorso, basta guardare quanta gente c’è a comprare scarpe e ci accorgiamo se la crisi è acqua passata. C’è chi compra – aggiunge Cavallari -, ma il 70% di chi frequenta il mercato si limita a fare una passeggiata». Tra i commercianti è opinione diffusa che gli acquirenti tendano a privilegiare i prodotti a basso prezzo, facilmente reperibili nei banchi gestiti da colleghi di nazionalità pakistana o cinese. Tra crisi e concorrenza incide nella stagione autunnale un aspetto legato al fisco, dato che «tra conteggi Inps, anticipi dell’Iva novembre e dicembre sono mesi in cui paghiamo solo tasse – dichiara Renzo Bonora, commerciante -, e se durante l’estate non siamo riusciti a mettere da parte qualcosa, sono cavoli amari». Domenica Felletti, pensionata, fa un giro al mercato tutti i mercoledì, ma «compro poco – dice - perché ho la minima di pensione. Non ho bisogno di comprarmi vestiti, perché mi arrangio con lavori di sartoria, ma compro la frutta perché qui costa meno rispetto ai negozi». Dello stesso avviso Laura e Valentino Pambianchi, una coppia di Porto Garibaldi, che facendo notare la scarsità di gente al mercato, rileva che “non è solo per via della nebbia, ma molti lavorano solo durante la stagione estiva e non hanno una disponibilità economica. C’è ancora crisi». La tendenza al risparmio e la predominanza di casalinghe e pensionati tra i banchi del mercato sono due facce della stessa medaglia a detta dei più. Giovanni Finottelli, vice presidente di Confesercenti del Delta, responsabile del commercio ambulante, fa notare che «i numeri danno ragione al Governo, ma danno torto alla pancia della gente. Noi siamo il termometro dell’economia locale e i dati non sono così incoraggianti». Secondo Finottelli solo alcuni settori, come quello alimentare, sono in crescita, anche se a scapito della qualità, mentre altri, come quello dell’abbigliamento risentono ancora degli effetti della recessione economica. «La gente gira sì al mercato, ma è sui banchi dell’usato, che ormai rappresenta una fetta intorno al 15% del settore dell’abbigliamento – sottolinea Finottelli – e questo significa che la gente si accontenta della bassa qualità. Il saldo in positivo tra aperture e chiusure di attività ruota attorno al settore dell’usato quasi tutto nelle mani dei pakistani con prezzi bassi e scarsa qualità».

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