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«Carife, commissariamento discutibile»

«Carife, commissariamento discutibile»

Guzzetti (Acri): perché Bankitalia non l’ha fatto prima? E sul dopo-salvataggio spunta l’ipotesi di intervento di una bad bank

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«Su Carife, devo dirlo, è avvenuta una cosa indegna». Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Associazione Fondazioni e Casse di Risparmio (Acri), è un distinto signore di 81 anni che quando si parla di banche cita le date e racconta la storia, snocciola numeri e sforna battute. Dell’argomento parlerebbe all’infinito. Ieri mattina, nell’accogliente Salone di rappresentanza di CariCento, era uno dei relatori del convegno specialistico dedicato alle fondazioni. Chiudendo i lavori, a Cento, sollecitato dall’intervento del giornalista Massimo Degli Esposti, si è soffermato senza troppi giri di parole sulla vicenda che ha coinvolto l’istituto di credito ferrarese.

«A Sergio Lenzi (l’ex presidente di Carife, ieri in platea, ndr) hanno fatto fare un aumento di capitale sotto dettatura da 150 milioni e poi hanno commissariato la Cassa. Perché non l’hanno fatto prima? Ora il prezzo lo stanno pagando gli azionisti».

Poche parole pronunciate con foga, dopo avere illustrato ai presenti il contenuto del protocollo firmato da Acri e Ministero dell’Economia che modificherà nel profondo il rapporto fra le fondazioni bancarie e le Casse. La quota di ogni singolo investimento non potrà superare un terzo del capitale, il che significa che le fondazioni che attualmente controllano banche (12, tra cui CariCento) dovranno scendere sotto il 50%. Si sta lavorando per costituire un fondo specifico al quale potranno essere conferiti, tra le varie possibilità, anche i capitali “eccedenti” quel 33%. Sul piano di salvataggio di Carife e di altre tre aziende di credito (Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti), azione che chiama in causa il Fondo Interbancario e un paniere di istituti nazionali, Guzzetti concorda con la posizione dell’Abi sulla legittimità del progetto e bacchetta l’Ue: «Non sono aiuti di Stato». Sul “dopo” si è espresso così: «Se i crediti inesigibili degli istituti saranno conferiti a una bad bank le banche “salvate” saranno molto più appetibili per eventuali compratori».

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