La Nuova Ferrara

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«Corridoio mare-Cispadana prioritario»

L’impegno di Bonaccini (Regione): o si fa in questa legislatura o abbiamo fallito, cantieri da avviare entro il 2017

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In Regione, un anno dopo le elezioni, è già suonata la campanella. «Se in questa legislatura non si apriranno i cantieri della Cispadana avremo fallito», ha annunciato il presidente Stefano Bonaccini davanti a una platea affollata di piccoli e medi imprenditori convocati dalla Cna per l’assemblea annuale dell’associazione, in programma ieri sera. Tra i relatori oltre a Bonaccini c’era il presidente della Provincia, Tiziano Tagliani. Il titolo dell’incontro, dedicato agli “scenari per il territorio e l’economia ferrarese”, prospettava un’indigestione di numeri ma offriva anche l’opportunità di aprire una finestra sugli impegni delle amministrazioni pubbliche che sopravviveranno alla scomparsa delle Province. Così si è parlato di finanziamenti per agevolare lo sviluppo economico, di aggregazioni territoriali e aree vaste, di indici di crescita e di fiducia ma anche di grandi lavori: dal ripascimento della costa regionale da finanziare con 20 milioni di euro alle scuole da mettere in sicurezza, all’attrattività turistica, ai fondi per la ricerca da andare a pescare in Europa. Impossibile per chiunque eludere il nodo infrastrutture, più volte citato nelle relazioni.

Bonaccini non ha lasciato cadere l’argomento. «Abbiamo cancellato la Orte-Mestre - ha detto il presidente - oggi puntiamo sul corridoio che dovrà collegare il porto di Ravenna, incrociando la Ferrara-Mare, con la Modena-Brennero attraverso la Cispadana. Aspettiamo le decisioni del consiglio dei ministri. Puntiamo a far partire i cantieri entro il 2017».

Pochi minuti prima era stato Tagliani ad alzare lo sguardo sul progetto viario «perché abbiamo bisogno di nuove imprese che vengano a investire nel nostro territorio e ci serve il collegamento con la via Emilia. Non siamo in cerca di utopie (il raddoppio della Romea?, ndr) ma di progetti realizzabili».

La Cispadana, ha ricordato, in questo momento è inciampata su un paio di dilemmi: un’area archeologica situata nel modenese e il numero dei caselli. «Il progetto è fermo sul tavolo di un dirigente, ma a noi serve e in fretta», ha ribadito Tagliani che forse spera che la forbice Bonaccini-Franceschini, il primo nella segreteria nazionale Pd, il secondo ministro della Repubblica, possa riuscire nel miracolo di potare le titubanze che ancora frenano il via libera. L’altro tema forte era quello delle alleanze territoriali, reso attuale dall’avvio della riforma che cancella le Province. «Le aree vaste sembrano quasi un cappio - ha commentato Tagliani - invece devono tradursi in un fattore che valorizzi le vocazioni del territorio. Per il turismo sta andando avanti l’accordo con la Romagna, per la manifattura la scelta più interessante potrebbe portarci verso Modena e la pianura di Bologna, ma per la sanità e i trasporti ad esempio è già attivo un sistema che ci lega a Bologna, città metropolitana. Quello che deve essere chiaro è che in questo percorso dobbiamo mantenere la compattezza del territorio, la provincia non si deve dividere in tre». «Le aree vaste non devono imbragare i confini del territorio, ma dovranno sostenere progetti funzionali», ha rilanciato Bonaccini, che ha anche chiesto ai Comuni «più piccoli di avere coraggio» e di procedere sulla strada delle aggregazioni e fusioni, «una scelta che in futuro potrebbe essere imposta, pena la chiusura». Tra gli argomenti sul tavolo c’è anche il futuro delle Camere di commercio. Alberto Minarelli, presidente Cna Ferrara, si è detto favorevole all’aggregazione Ferrara-Ravenna. Paolo Govoni, numero uno della Camera di commercio, gli ha risposto così: «Andremo laddove sarà più conveniente». (gi.ca.)

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