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Le voci nel corteo di Cento

Le voci nel corteo di Cento

«Noi musulmani rifiutiamo ogni forma di terrorismo»

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CENTO. «L’Islam è contro ogni terrorismo, perché la violenza genera violenza. Islam vuol dire pace». Due comunità unite, due piazze piene e un corteo di solidarietà a cui hanno partecipato circa 500 persone, di ogni nazione, colore e religione. Alla fiaccolata per la pace, associazioni e mondo del volontariato del Centopievese. Ed erano rappresentate le due giunte e le amministrazioni comunali di Cento e Pieve e la comunità islamica del territorio. In rappresentanza della Federazione islamica dell’Emilia Romagna, il segretario Bouzida Rachid e il presidente Mountassir Hammadi, che ha partecipato anche in rappresentanza della Confederazione islamica italiana: «Una marcia, questa, che richiama alla coscienza e alla pace. Testimonianza del fatto che noi musulmani rifiutiamo ogni forma di terrorismo: il terrorismo non l’Islam». E il messaggio «che insegnamo ai nostri bambini è che noi ripudiamo ogni forma di guerra: siamo gente di pace e lavoriamo per l’integrazione e la fraternità fra i popoli».

Nella Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia, il corteo - che si snodava per oltre un chilometro - è stato aperto dai bambini e con loro, tra i partecipanti, oltre cento scout di Pieve. Da tutti un pensiero alle vittime degli attentati di Parigi e alle loro famiglie, con profondo cordoglio. In divisa i volontari della Croce Rossa di Cento, «in difesa dei principi di umanità e solidarietà - hanno spiegato -, perché la missione della Cri è salvare vite». In corteo anche la testimonianza di Sophia Karim Lawani, francese che vive da anni a Pieve di Cento, che ha sfilato all’amica russa Hanna Stefura: «Prego per la pace, l’amore e il rispetto tra popoli. I fatti di Parigi non solo mi addolorano, ma anche ci preoccupano. Perché quello che sta accandendo non fa che aumentare la xenofobia, il razzismo e la paura tra la gente. E questo non è giusto. Siamo contro ogni guerra, anche quella che il governo francese sta facendo al Is in Siria, perché chi paga il prezzo maggiore è sempre la gente. Dobbiamo insegnare ai nostri bambini l’amore e non la guerra».

Presente anche, per una testimonianza concreta contro il terrorismo, tutta la comunità pakistana di Cento, con il referente Ghulam Rasul Butt: «Qui in piazza tutti i musulmani del territorio, in rappresentanza di tutte le nazioni, per condannare queste stragi che vanno a colpire le nostre libertà». E Nordine Cacimi ha ribadito: «Noi viviamo in Italia, qui sono nati i nostri figli e siamo stanche che una decina di persone infanghi i musulmani di tutto il mondo. Solo tutti insieme possiamo sconfiggere questo cancro».

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