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Ferrara, l'ultimo saluto a Cloe. «Non chiediamo vendetta ma giustizia»

Ferrara, l'ultimo saluto a Cloe. «Non chiediamo vendetta ma giustizia»

Commozione a Renazzo ai funerali dell’anziana uccisa da due banditi. Don Ivo: una tragedia che non va strumentalizzata

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RENAZZO. «Eri una donna serena, nonostante le prove della vita. Ecco perché la brutalità con la quale sei stata colpita, da quei malviventi, in casa tua, alla tua età, ci ha umiliati e offesi nella nostra dignità di persone umane e civili. Per una manciata di gioielli e qualche euro, sei stata assassinata con inaudita crudeltà». Ad accogliere nella chiesa di Renazzo, il feretro di Cloe Govoni, don Ivo Cevenini. E ieri tutta la comunità del Centese si è fermata per dare l’ultimo, commosso saluto all’ex docente, di 84 anni, morta dopo cinque giorni di agonia a causa delle lesioni riportate il 6 novembre scorso, quando fu massacrata di botte insieme alla nuora 53enne - gravemente ferita - da due banditi che erano entrati nella sua casa di via Lunga a Renazzo.

«A quale triste e tragica pagina della nostra storia, verrà associato il tuo nome, sorella Cloe? La pietà, il rispetto, la stima per la tua persona hanno faticato a prendere il sopravvento sui sentimenti di odio e di vendetta, di razzismo e di sterile polemica. Per noi che ti conosciamo, veder strumentalizzata la tua vicenda per dibattiti di parte o campagne di odio, ha fatto male al cuore. Questo, crea solo più incertezza, incrementa la paura. Anche perché in casa tua, la diffidenza verso lo straniero era stata archiviata da tempo». E nel ricordare il servizio svolto dal 1963 al 1985, nelle aule dell’allora medie di Renazzo, come stimata e autorevole insegnante di lettere: «Hai fatto onore al tue paese, con le tue qualità più genuine di sobrietà, professionalità, laboriosità, fede e composta giovialità. Siamo ancora sgomenti, ma non ci rassegniamo, né ci arrendiamo. Per i carnefici, non chiediamo vendetta, ma vera giustizia». Poi da don Ivo la proposta, che le future mamme diano il nome Cloe alle loro bimbe, perché venga mantenuto vivo in paese.

Dolorosamente colpiti dalla tragica scomparsa di Cloe, tanti renazzesi ieri si sono stretti attorno alla famiglia Ardizzoni.

A concelebrare il rito funebre, in una chiesa piena e commossa, seppur ancora incredula di fronte a quel feretro ornato di fiori e con in cima la foto dell'ex prof di italiano, padre Guido e don Paolo Rossi. Collega di Cloe al tempo della scuola e da sempre amico di famiglia, il parroco di Pieve ha riservato per i presenti «parole di pace e speranza, in un mondo incredulo e abbruttito dalla cattiveria». E rivolgendosi al figlio: «Caro Andrea, oggi il cuore di Renazzo è tutt'uno con te e Maria, per l'ultimo saluto a Cloe e perché Maria, possa recuperare le forze e insieme riprendiate il vostro cammino. Come può, un uomo, portare dentro di sé tanta cattiveria e compiere atti tanti gravi? Non c'è nessun spiegazione, se non una mente prostrata, labile e dominata dalla pazzia e da un cuore perverso».

Poi sulla necessità di «un ripensamento delle leggi, perché sia difeso l'offeso e l'onesto e non l'assassino, la verità e non la menzogna», da don Remo «nessuna vendetta, ma giustizia». Ricordando «una persona leale e libera, mite e buona, contenta della sua vita e con un forte senso di giustizia, seppur intimorita dal fatto che la società andava perdendo i valori umani, morali, cristiani», nella sua omelia don Paolo ha ribadito che «se Cloe fosse qui, avrebbe voluto per quei violenti ladri, il perdono, perché non sanno il male che hanno fatto. Verrà per loro, l'ora in cui Gesu, figlio di Dio, verrà come giudice, per dare ai giusti la vita eterna, e agli ingiusti la condanna eterna».

Beatrice Barberini

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