«Un altro passo avanti nella storia comacchiese»
Il blocco decorato, risalente al I secolo dopo Cristo, scoperto in questi giorni è stato recuperato dallo scavo e sul grande reperto sono già iniziati gli studi
COMACCHIO. L'imponente reperto archeologico del I secolo dopo Cristo portato alla luce venerdì sera in valle Pega dall'archeologo Mario Cesarano e dal suo team di studiosi, ieri mattina è stato posto nel magazzino dell’ex Ospedale degli Infermi. «Sarà proprio lo scavo in corso – ha commentato l'assessore Alice Carli, che ha assistito al trasferimento del massiccio parallelepipedo in pietra risalente all’età romana giulio-claudia -, a raccontarci la storia del reperto e del sito in cui è stato rinvenuto». A sovrintendere alle operazioni anche l'archeologo Marco Bruni, collaboratore di Cesarano, che ha spiegato come le altre lastre in pietra rinvenute accanto al parallelepipedo fungessero da rivestimento dell'intera struttura. «Questi nuovi ritrovamenti - ha sottolineato Cesarano che, nonostante il trasferimento a Napoli continua a portare avanti scavi e studi intrapresi sul territorio -, inducono a rivedere l'interpretazione storica del basamento scavato in quest'area nel mese di luglio scorso».
Lo scavo all'interno del quale è stata effettuata la scoperta archeologica era stato visitato in anteprima assoluta il 30 luglio scorso dalla troupe di Superquark, prima dell'arrivo del divulgatore scientifico Alberto Angela, interessato a prendere visione della nave tardo-romana e delle due piroghe scavate nel vicino sito archeologico di Santa Maria in Padovetere. «Sino ai giorni nostri - ha ribadito Cesarano - si è stati propensi a ritenere che il basamento quadrangolare di 7.40 metri di lato e di 2 metri di altezza potesse essere un faro al servizio di un porto fluviale. Qui ai tempi di Augusto correva la fossa Augusta, voluta dall'imperatore per collegare il porto di Ravenna all'antico corso del Po».
Grazie alle nuove tecnologie, con il ricorso a foto digitali e a scavi stratigrafici, ancora non in uso nel 1976 quando nell’area furono impegnati gli archeologi Giovanni Uggeri e la moglie Stella Petitoni, lo staff di Cesarano è riuscito così a far emergere dal terreno una nuova piattaforma di mattoni. Questa costituiva l'accesso al primo basamento, l'unico sinora noto e si ipotizza che in sua corrispondenza dovesse esserci un monumento alto di laterizi, rivestito di lastre in pietra.
«In età tardo antica il monumento ha subito diversi crolli - ha precisato Cesarano - e sotto il colpo di alluvioni si è smantellato. I mattoni sono stati rinvenuti in questi giorni, mentre le lastre mostrano i solchi delle grate di piombo che le tenevano assieme». In attesa del restauro, è già partito lo studio dei decori e dei fregi del parallelepipedo in pietra, simbolo del potere del principato.
Katia Romagnoli
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