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Arrestati i predoni del pesce dell’Oasi di Campotto

Arrestati  i predoni del pesce dell’Oasi di Campotto

Quattro uomini bloccati, blitz di polizia provinciale e carabinieri. Avevano già catturato con le reti e stoccato 10 quintali di pescato,  l'ipotesi è che dietro alle razzie nei canali e nei fiumi ci siano gruppi organizzati

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CAMPOTTO. Le reti le avevano già riempite di pesce: circa 10 quintali prelevati illegalmente dal canale Saiarino, per un valore di oltre 4mila euro.

Stavolta però i predoni non sono riusciti a farla franca perché polizia provinciale, appostata da diverse ore con due agenti incuranti del freddo, e carabinieri della compagnia di Portomaggiore li hanno accerchiati. L’operazione, compiuta nella notte tra domenica e lunedì all’Oasi di Campotto nell’area di proprietà del Consorzio di Bonifica Renana, ha portato all’arresto di quattro uomini di nazionalità rumena, residenti nel Padovano; il più giovane tra loro ha 20 anni, il più vecchio 35.

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«Abbiamo dato un bell’urto al fenomeno della pesca di frodo, stiamo spingendo questi delinquenti un po’ più indietro - sostiene Claudio Castagnoli, comandante della polizia provinciale -. Dalla rete di nostri informatori era emersa in serata una presenza in zona di un furgone sospetto, poi ho allertato i carabinieri con i quali è stata instaurata una collaborazione straordinaria nel corso di questi anni».

Colto sul fatto, il quartetto di predoni non ha opposto alcuna resistenza ed è stato accompagnato nel carcere dell’Arginone a Ferrara: già oggi è previsto il processo in tribunale per direttissima. »È ipotizzato il reato di furto in abitazione – spiega Antonio Muzi, comandante del Norm dei carabinieri di Portomaggiore - perché l’atto è stato compiuto nei pressi della casa del responsabile dell’oasi. Si tratta tra l’altro di soggetti in alcuni casi già conosciuti: un mese fa uno degli arrestati, dopo un furto di pesce, aveva denunciato la scomparsa di un furgone con l’obiettivo di allontanare i sospetti da sé. Ma siamo certi si sia trattato di un escamotage».

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Tra l’altro domenica, prima del blitz, in zona era stato rivenuto un cellulare, che in seguito si è appurato appartenere a uno dei quattro rumeni fermati: segnale che stavano prendendo le misure del colpo poi fallito, durante il quale sono stati sequestrati alla banda la barca, il furgone e tutti gli attrezzi da pesca, mentre il pesce è stato liberato dal personale della Bonifica.

Il consorzio è particolarmente preso di mira dal fenomeno: negli ultimi due anni ha denunciato furti per circa 50mila euro. La controffensiva si è fatta via via molto decisa: cinque arresti, nel corso di un’operazione simile all’ultima, furono effettuati nell’ottobre 2014. «Il pesce catturato illecitamente – osserva Castagnoli – viene venduto sul mercato ittico legale, all’estero ma anche in Veneto, di solito con un valore sui 5-6 euro al chilo. Anche se non sappiamo precisamente dove vada, servirebbe un lavoro di intelligence che oggi è fuori portata. E’ comunque fondamentale togliere soldi in nero dalle mani di queste persone». Le congratulazioni a polizia provinciale e carabinieri per il prezioso lavoro sono state portate personalmente dal presidente della Provincia Tiziano Tagliani.

Fabio Terminali

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