Consiglio dei ministri festivo per il via libera
Mezz’ora di riunione con interventi limitati. Gasparri e Salvini attaccano: favori agli amici
Il Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio è durato in realtà solo mezz’ora perché aveva il compito di spianare la strada alle vere decisioni operative, compiute da Bankitalia. Doveva, come ha fatto, predisporre gli strumenti legislativi per le banche-ponte, la raccolta dei soldi da parte del Fondo risoluzione (3,6 miliardi, un anticipo fondi da Unicredit, Intesa e Ubi, poi contributi extra di tutte le banche) e le agevolazioni fiscali. Era però un passaggio obbligato e su questo ha fatto leva la polemica politica nazionale, che si è concentrata sulla «poca trasparenza» dell’operazione. Del Cdm fanno parte Dario Franceschini e Maria Elena Boschi, che sono vicini a due delle quattro banche. Franceschini in quanto ferrarese che si era prodigato per far approvare velocemente il decreto sul bail-in, ed era stato il primo ad esultare per il sì del Cdm, salvo scoprire che servivano altri passaggi. Il ministro per le Riforme, invece, è figlia dell’ex vicepresidente di Banca Etruria, e non poco si è sparlato nei mesi scorsi di questa parentela per spiegare la frenata nel salvataggio di Carife per tenere (questa era l’interpretazione) tutte le banche nello stesso calderone; salvo poi sbattere il muso tutti assieme contro il veto Ue. Maurizio Gasparri, ex ministro forzista, ha picchiato duro: «In Etruria il papà della Boschi fu uno dei capi con esiti catastrofici. Il ministro Boschi avrà il buon gusto di astenersi dal partecipare al Cdm? L’intervento del governo quanto è dovuto alle parentele della ministra così celebrata ma dallo sfondo così preoccupante? Quanto a trasparenza e correttezza il governo Renzi ha molto da imparare». E il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, ha allargato il tiro: in un momento così drammatico sullo scenario internazionale, «l’unica vera preoccupazione del governo è di salvare quattro istituti di credito delle regioni “rosse”, quattro banche dei soliti amici degli amici del premier e del suo esecutivo. La priorità di Renzi è pensare ai propri affari e a quelli degli amici». E in serata è calata pure la mannaia di Matteo Salvini , segretario nazionale leghista, «Renzi senza vergogna, un Consiglio dei ministri ad hoc per salvare le banche degli amici e se altre avranno problemi pazienza: a pagare i conti saranno i correntisti risparmiatori».
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