Tra i passanti uno sguardo e via
Pochi si fermano ma giudizi positivi: bene distinguere buoni e cattivi
Passano e posano uno sguardo un po’ distratto su quel raduno di persone, in piazza Castello. Qualcuno si ferma ad ascoltare, qualcun altro commenta velocemente e prosegue la passeggiata in centro. Sono veramente in pochi - ferraresi in giro per lo shopping e turisti - ad avvicinarsi per capire cosa succede. Alla fine però quasi tutti riconoscono che il presidio islamico anti-terrorismo «serve», anche se più d’uno osserva che «sarebbe stato meglio se avessero aderito molte più persone». Chiara Sapigni, l’assessore comunale, ci tiene a rimarcare che «sono qui a titolo personale, il sindaco ha già parlato dell’idea di incontrare le comunità islamiche nei prossimi giorni». Laura, 34 anni, architetto, la considera «una manifestazione che va nella direzione giusta. Mi fa piacere che ci sia qualcuno che ascolta, ma vedo ancora troppa diffidenza. Spero che iniziative come questa consentano di superarla».
Antonio e Fiorenza vengono da Alfonsine. «Sono contro il terrorismo e mi fa piacere - è l’opinione di Fiorenza - ma qui vedo poche donne e credo che dovrebbero essere coinvolte di più». Antonio fa un ragionamento retroattivo: «Forse abbiamo sbagliato anche noi, dicendo in passato che bisognava chiudere i flussi e le frontiere. Oggi si dovrebbe lavorare di più sui progetti di integrazione». Si soffermano a parlare dell’evento anche Daniele e Silvia, ferraresi. Silvia immaginava che «ad una iniziativa di questo tipo potessero partecipare anche esponenti di altre religioni, ma anche così va bene. È giusto rimarcare che l’Islam non è rappresentato dai criminali che sparano indistintamente sulla folla». Daniele è convinto che «azioni come quelle dei giorni scorsi, in Francia, tendano ad oscurare raduni come questi, anche se è un bene che ci siano». Passano velocemente due ragazzi veneti: «Questi incontri dovrebbero farli da altre parti, non qui», sentenzia lui. Per Daniele e Martina, madre e figlia, ritrovarsi in piazza «è un messaggio di civiltà. È un bene che si marchino le differenze, che si sappia che ci sono i buoni e i cattivi». (gi.ca.)
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