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Nuova Carife conto salatissimo

di Stefano Ciervo
Nuova Carife conto salatissimo

Azzerate azioni e ‘subordinate’, spariscono decine di milioni Capitanio è l’amministratore, Blandini per la liquidazione

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FERRARA. Ieri mattina all’Agenzia sede della Carife, anzi Nuova Carife, sembrava una giornata come tutte le altre. «Se ho chiesto informazioni su cosa sta succedendo? No, ma dove si può fare?» dicevano i clienti-soci che entravano e uscivano dal portone. Dalla direzione di filiale facevano sapere che ogni situazione è diversa e va valutata singolarmente. Il tutto mentre apparivano sul sito di Bankitalia le delibere con le quali il “salvataggio” della Cassa di Risparmio e delle altre tre banche veniva delineato nei particolari, quelli che contano. Si è così avuto la conferma che i dipendenti, i correntisti e gli obbligazionisti ordinari sono tutelati dall’operazione di domenica, e le filiali ripulite dai crediti in sofferenza saranno più appetibili per la vendita, ma Ferrara nel suo complesso paga un prezzo altissimo a quest’operazione. Sono sparite in una notte altre decine di milioni, cioè il capitale residuato dal maxi-abbattimento di maggio, e quindi ogni cent ancora in mano agli azionisti, e soprattutto tre emissioni di obbligazioni subordinate degli anni 2006 e 2007, i risparmi di famiglie e pensionati.

La nuova banca

La Nuova Carife, tanto per iniziare, ha sede a Roma, dove cioè è radicato il suo unico azionista, il Fondo di risoluzione controllato dall’Unità di risoluzione di Bankitalia. I nuovi vertici sono stati nominati direttamente dall’istituto centrale. Si tratta di Roberto Nicastro, ex dg di Unicredit, presidente in comune con le altre tre banche. Alla carica di amministratore delegato viene “promosso” Giovanni Capitanio, cioè il commissario in scadenza il cui lavoro è stato evidentemente valutato positivamente da Bankitalia; l’altro consigliere è Maria Pierdicchi, ex Standard&Poor’s. Il collegio sindacale è composto da Mario Comana (presidente), Simona Arduini e Riccardo Andriolo, con Claudio Giombini e Angelo Pappadà supplenti. Nemmeno l’ombra di presenza ferrarese, come ormai si era intuito. «L’alta dirigenza», come la chiama Bankitalia, resta la stessa, i soldi per il funzionamento della banca sono garantiti dal Fondo di risoluzione al quale tutti gli istituti italiani, a partire da Unicredit, Intesa e Ubi, forniscono liquidità attraverso un complesso meccanismo concordato con Ue e governo. La nuova banca dovrà essere venduta al più presto, attraverso un’evidenza pubblica tipo asta, e già circolano i primi nomi di potenziali interessamenti, tra i quali la stessa Ubi, che ha sede a Bergamo, anche se non è da escludersi l’ipotesi-spezzatino.

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La “bad bank”

Tutti i crediti in sofferenza di Carife, pesantemente svalutati a quota 200 milioni, finiscono assieme a quelli di Banca Marche, Etruria e Carichieti, in un’unica “bad bank”. I crediti saranno gestiti da specialisti del ramo o venduti, e il ricavato finirà al Fondo di risoluzione che controlla pure questa società, neppure un vero istituto di credito dal punto di vista tecnico.

La vecchia Carife

La Cassa di Risparmio di Ferrara spa, con tutto il suo carico di storia e i suoi indissolubili legami con il territorio, è stata svuotata di tutto quanto serve alla nuova banca (filiali, dipendenti, immobili, attività ecc.). Bankitalia ha provveduto alla «riduzione integrale delle riserve e del capitale rappresentato da azioni, anche non computate nel capitale regolamentare, e del valore nominale degli elementi di classe 2 computabile nei fondi propri». La traduzione è quanto mai dolorosa: non solo è stato azzerato il residuo capitale sociale di 11.365.841,97 euro (le azioni quindi valgono 0, e ieri mattina il dato è stato subito registrato dai portafogli web di tutti i soci), ma pure tre emissioni obbligazionarie. Si tratta di quelle contrassegnate con le sigle IT0004064538, IT0004119605 e IT0004291891: le prime due sono state emesse nel 2006 con scadenza 2016, con valore nominale di 40 milioni di euro l’una, mentre la terza ha validità 2007-2017 e ammontava a 68 milioni. Le rate di rimborso cancellate sono variabili, ma si parla di somme importanti.

È un “mezzo bail-in”, negato dal governo ma che nei fatti coinvolge metà della platea dei possibili danneggiati dal nuovo meccanismo di risoluzione interno delle crisi bancarie. Le obbligazioni subordinate, è l’informazione che gli acquirenti avrebbero dovuto assorbire al momento di firmare, danno un rendimento un po’ più alto delle ordinarie perché sono a rischio in caso di crisi della banca: per dirla con Bankitalia, «i diritto al rimborso del capitale è contrattualmente subordinato al soddisfacimento dei diritti di tutti i creditori non subordinati».

Una vera beffa per migliaia di risparmiatori, che fino all’altro giorno si sentivano rassicurare allo sportello e ieri sono stati lasciati senza informazioni. Passate le prime ore, in effetti, è iniziata a salire la pressione su molte filiali.

La vecchia Carife sarà posta in liquidazione coatta amministrativa, per mano del commissario speciale Antonio Blandini, l’altro ex commissario, con Maria Elisabetta Contino, Francesco De Santis e Giuseppe Vidau nel comitato di sorveglianza.

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