Ricomposto il sepolcro Sacrati
Le sculture quattrocentesche dei fratelli Rossellino originariamente a San Domenico riunite dopo tre secoli
Cinque preziosissime sculture realizzate nel 1461 dai fratelli Antonio e Bernardo Rossellino sono tornate di nuovo insieme dopo che erano state divise nel XVIII secolo. Facevano parte dell’arca sepolcrale di Francesco Sacrati un facoltoso nobile ferrarese che commissionò la sua tomba a una delle maggiori botteghe scultoree italiane dell’epoca, impreziosendola con affreschi di Cosmè Tura, andati purtroppo dispersi con la ricostruzione della chiesa di San Domenico, dove il tutto si trovava. C’è stata quindi una specie di diaspora di queste opere che sono tornate finalmente insieme dopo trecento anni in una mostra allestita ieri al Museo della Cattedrale e che da oggi sarà fruibile fino al 2 giugno 2016 ai visitatori del contenitore di via San Romano.
Grande la soddisfazione, per questa ritrovata unità tra le opere marmoree dopo trecento anni, da parte di Giovanni Sassu, curatore del museo della Cattedrale.
«Stavo lavorando da tempo a questo progetto - confida Sassu, mentre osserva la spacchettamento dell’ultima scultura arrivata da Lugo, il San Domenico - e finalmente siamo riusciti ad unire queste opere significative per la storia dell’arte ferrarese. L’idea è partita anche dalla necessità di salvaguardare e non abbandonare quei capolavori che si trovano nelle chiese terremotate. È il caso della Madonna con Bambino realizzata da Antonio Rossellino, unica scultura rimasta dopo il Settecento nella chiesa di San Domenico del complesso sepolcrale realizzato per Francesco Sacrati».
Un’opera che dopo la controriforma era stata posizionata dietro l’altare maggiore perché giudicata “sconveniente” visto che il Bambin Gesù appare nudo, mostrando la sua natura umana.
Le altre quattro sculture, per mano del fratello Bernardo, hanno preso altre destinazioni: San Giorgio, San Paolo (entrambe purtroppo acefale, senza la testa andata distrutta), oltre a San Francesco che presenta il committente Francesco Sacrati, erano poi state portate al Lapidario di Palazzo Paradiso e sono quindi diventate di proprietà comunale. Mancava un San Domenico che era stato trasferito a Lugo dall’allora priore che ha voluto portare con se un ricordo di Ferrara. L’opera ora appartiene al Comune di Lugo.
L’artista Antonio Rossellino (1427-1479) secondo la definizione di Vasari, «è un interprete finissimo e perfetto», è uno dei maggiori interpreti della scultura italiana del Quattrocento. A Ferrara ci sono tracce significative della sua arte anche nel monumento sepolcrale di Lorenzo Roverella nella basilica di San Giorgio fuori le Mura, datato 1475
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