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Carife, i titoli perduti valgono 50 milioni

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Coinvolti 4mila obbligazionisti, due emissioni annullate e una in liquidazione Gli ex azionisti mantengono agevolazioni. Per il futuro Intesa si chiama fuori

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Vecchia e Nuova Carife marceranno per un po’ in parellelo, ma sarà una questione di pochi mesi. Dopo il salvataggio ad opera di governo, Ue e Bankitalia, che ha sacrificato azionisti e obbligazionisti subordinati, il consiglio di amministrazione della nuova banca è già al lavoro (ieri pomeriggio riunione con i dirigenti) per riorganizzare e rilanciare l’attività, in modo da rilanciarne l’appeal il vista della vendita che tutti, a partire dalla Commissione Ue, vogliono molto rapida. Si parla della primavera 2016, anche se ad oggi non ci sono indicazioni precise sulle modalità (probabilmente un’asta, forse di tutte e quattro le banche assieme) nè sulla destinazione: i rumors continuano ad indicare per Carife le possibili nozze con Ubi, ma resta quotata anche l’ipotesi dello spezzatino tra più banche mentre l’ad di Intesa, Carlo Messina, ha già detto «non interessato» agli istituti salvati. Per rispondere alle pressanti sollecitazioni dei piccoli azionisti e anche del sindaco, ieri dalla banca è filtrata dalla garanzia che gli ex azionisti non perderanno le agevolazioni su conti correnti e home banking.

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Il percorso della vecchia Carife spa, guidata dal commissario speciale Antonio Blandini, sarà presumibilmente più lungo anche se la destinazione finale si conosce già: la liquidazione coatta amministrativa. Nelle pieghe di questa procedura si giocano le ipotetiche, flebili speranze di qualche obbligazionista subordinato di non perdere del tutto le rate ancora da rimborsare. Si tratta della emissione IT0004291891 2007-2017 da 68 milioni di euro, rimborsata per tre quinti, che è rimasta “viva” senza tuttavia transitare nella Nuova Carife. Di conseguenza finirà nelle passività della liquidazione, come “riserva” di liquidità per coprire le perdite della vecchia banca, e non è detto che venga consumato per intero. Dipenderà dal lavoro dei liquidatori, che si dipana sul lungo periodo: nel frattempo è scontato che la rata in pagamento a dicembre 2015 non sarà onorata, ed è quanto gli obbligazionisti si sono sentiti ripetere ieri allo sportello.

Discorso diverso per le due obbligazioni IT0004064538 e IT0004119605 per le quali Bankitalia ha deciso domenica la «estinzione dei diritti amministrativi e patrimoniali», annullandole quindi in maniera definitiva. Perché il trattamento differente? Bisogna risalire alla diversa natura delle emissioni, a quanto pare (sarebbe interessante verificare quanti investitori ne erano a conoscenza), le due emissioni annullate avevano caratteristiche di rischiosità più elevate.

Nel complesso il numero degli obbligazionisti subordinati finiti in questo mezzo bail in si aggira sulle 4mila unità, secondo i primi conteggi che circolano in Carife, mentre il conteggio dei risparmi “bruciati” per questa via ammonta a 51 milioni di euro. A questa cifra vanno aggiunti gli 11.365.841,97 euro del capitale sociale, da distribuire per i circa 28mila ex azionisti (Fondazione e piccoli soci). Il tutto è stato sacrificato, assieme alle riserve, sull’altare del risanamento della banca.

Stefano Ciervo

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