La Nuova Ferrara

Ferrara

In tribunale

Ferrara, medico contro mamma «Diffamata su Facebook»

di Daniele Predieri

Telefonata alla guardia medica diventa lettera virale, postata sui Social Network Disputa su allattamento del figlio: mi disse di smettere, che il mio latte era acqua

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FERRARA. «Ormai è un’abitudine dei pazienti quella di insultare i medici»: lo dice perchè provato su se stessa, lo dice a malincuore al giudice Alessandra Testoni che la ascolta in aula. E’ una dottoressa di Guardia medica a Ferrara, Cecilia Antonietti, e si trova in tribunale nella veste di medico offeso, diffamato - sostiene lei e lo ha denunciato - e il processo dovrà accertarlo. Dovrà accertare se è stata diffamata su profili Facebook da una paziente, una madre, Elena Vacchi, con cui aveva avuto un colloquio telefonico durante il servizio di Guardia medica, prima dell’aprile 2013: telefonata in cui il medico aveva fatto prescrizioni e dato consigli sulla opportunità di curarsi e smettere temporaneamente di allattare il figlio di 22 mesi, mentre la mamma ha invece ritenuto non professionale e offensivo l’atteggiamento del medico stesso, che le avrebbe detto di smettere comunque di allattare il figlio, troppo grande, «perchè il latte era ormai acqua».

La dottoressa ha deciso di denunciare per diffamazione la mamma per aver pubblicato una lettera, la stessa inviata alla Asl contro il medico, che in quella sede aveva avuto però potuto difendersi dalle accuse mosse. Una lettera che venne divulgata dal gruppo di autoaiuto «Allattiamolo» e poi rimbalzò nel web nel profilo Facebok del «Comitato Mamme del Frignano». Effetto virale ora al centro del processo: perchè da un lato la dottoressa, il marito, il suo legale (Carlotta Occari), i colleghi di Guardia medica ascoltati ieri sostengono che la divulgazione del nome del medico su Internet senza nessun diritto di replica abbia provato la persona e offeso la professionalità. Dalla parte opposta, il difensore della mamma, l’avvocato Mario Parrilli sottolineava che comunque la lettura della lettera era stata limitata («aveva avuto solo 3 ’mi piace’») e dunque limitata anche la diffamazione. Una disputa che in aula il giudice Testoni e il pm Di Benedetto hanno cercato di riportare alla realtà di un semplice processo per diffamazione, che potrebbe anche far scuola, perchè aggravata dalla pubblicazione su Facebook: stessa lettera, ad esempio, inviata alla Asl non innescò denunce, diverso è postarla su Facebook, in profili aperti, pubblici.

Al centro di tutto dicevamo il colloquio tra medico e paziente: la signora Vacchi chiamò la Guardia medica per un piccolo infortunio ad un dito e il medico le disse che poteva assumere un antidolorifico, ma le avrebbe impedito di continuare, temporaneamente, ad allattare. Il medico, secondo la mamma, invece si espresse in altro modo: «Mi sono sentita rispondere con tono aggressivo e maleducato, quantomeno offensivo oltre che fuori luogo...e in modo davvero poco cortese che potevo smettere (di allattare, ndr) anche subito perchè il latte è ormai acqua». Il contrasto vi sarebbe stato sulla necessità di continuare ad allattare o curarsi . «Ho 4 figli, ho allattato i miei fino a 22 mesi, non lo racconto in giro, però», risponde il medico per far comprendere che sa di cosa si sta parlando, anche come madre. Per avere spiegazioni dalla mamma/paziente, imputata, si dovrà attendere la prossima udienza, il 28 giugno. Ma contro il medico vi sono state altre diffamazioni? «Con altri pazienti - risponde la Antonietti - e altri medici, è un’abitudine insultarci: ho fatto altra querela per una chiamata piena di insulti». Altra paziente, impaziente, l’aveva aggredita, con parole impronunciabili. Altra storia. Senza l’aggravante di Facebook.

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