«A bruciare non sono stati i rifiuti»
Dall’Arpa arrivano i dati dopo carotaggi, analisi e monitoraggi: presenti quantità di stagno, elemento tipico del territorio
OSTELLATO. Controlli, trasparenza e prevenzione sono le linee guida intorno alle quali ieri mattina il direttore di Arpa Pierluigi Trentini ed il sindaco di Ostellato Andrea Marchi hanno illustrato gli esiti delle analisi recentemente compiute nel Mezzano. «Oltre al monitoraggio costante sulla qualità dell’aria, effettuato durante l’estate con le due centraline mobili a Ostellato e a San Giuseppe di Comacchio – ha ricordato il sindaco Andrea Marchi ieri nella sede Arpa di Ferrara -, ci siamo assunti l’impegno di compiere carotaggi sui terreni interessati dall’autocombustione della torba».
Ribadendo quanto più volte evidenziato nel corso dell’estate, Marchi, sulla base delle risultanze delle analisi, ha escluso con fermezza che a bruciare nel Mezzano fossero plastica o pneumatici o rifiuti interrati. «Tutte le operazioni sono state condotte con competenza e professionalità – ha aggiunto Marchi – e per questo rinnovo i miei ringraziamenti al personale impegnato costantemente sul campo». Prima che venissero mostrate le immagini con le ferite lasciate dai processi di auto-combustione della torba, Marchi, guardando in prospettiva futura, ha assicurato l’impegno, in collaborazione con l’assessore regionale alla difesa del suolo e alla Protezione Civile Paola Gazzolo, ad attivare un protocollo specifico per le emergenze. «Non aspettiamoci che la torba non bruci più nel 2016 - ha sottolineato il sindaco ostellatese -, ma ci stiamo già attivando per mettere velocemente in azione le attrezzature in caso di necessità».
È poi stato Pierluigi Trentini, direttore dell’Arpa di Ferrara, a esporre le risultanze degli 8 campionamenti compiuti con l’esame di ben 130 parametri per ciascun prelievo. «Occorreva verificare la stratigrafia delle aree interessate dalla combustione – ha dichiarato Trentini -, affinché i dati corrispondessero a quelli presenti negli archivi idrogeologici di Arpa. La prima zona, denominata vasche, di 40 ettari di superficie – ha proseguito il direttore di Arpa -, è stata allagata all’inizio di agosto, mentre la seconda, di 60 ettari di superficie, rinaturalizzata in area boschiva all’inizio degli anni 2000 è stata allagata a metà settembre, dopo esser stata oggetto di auto-combustione a fine agosto».
Le analisi sull’eventuale presenza di fitofarmaci, compiute dal laboratorio Arpa di Ferrara, unico polo abilitato della regione Emilia Romagna, si sono unite a quelle eseguite sui metalli ed idrocarburi, effettuate dal laboratori di Ravenna. «Sono due le analisi che, seppur prossime ai limiti di legge, hanno visto un superamento dei parametri previsti - ha specificato Trentini - la prima riguarda il cromo esavalente e la seconda lo stagno, con uno sforamento riscontrato in quasi tutti i campioni». Gli altri esami relativi ad altri metalli, ma anche a fitofarmaci, diossine, idrocarburi pesanti e leggeri, clorobenzeni etc...hanno fornito esiti nella norma. Sempre Trentini ha tratto le conclusioni, spiegando come «la percentuale di stagno è da imputare al fondo naturale antropico delle aree interessate, elemento tipico della nostra regione, per via delle concimazioni con sostanze organo-stagniche impiegati nelle colture a barbabietole sino agli anni 2000. Il cromo esavalente non deve esserci e può essere generato da temperature elevate. Se ossidato, il cromo tetravalente diventa esavalente».
A suffragare la propria tesi, Trentini ha citato l’ulteriore analisi compiuta da Arpa. Sono stati utilizzati alcuni campioni di terreno che non contenevano il cromo esavalente e posti a temperatura attorno ai 450 gradi per 24 ore. «Si è ottenuto come risultato finale - ha evidenziato il direttore di Arpa - il cromo esavalente e quindi quello era il risultato derivato dall’autocombustione della torba». Presenti alla conferenza stampa anche il funzionario-tecnico di Arpa, Marco Roverati e la responsabile provinciale della Protezione civile Alceste Zecchi, che ha preannunciato l’impegno assunto in Prefettura per l’estate 2016, con attività di controllo. Saranno i volontari abilitati di 20 associazioni di Protezione civile a sorvegliare le valli. Infine Paola Tarocco del Servizio geologico-sismico regionale ha evidenziato che «dopo le bonifiche si è formato il terreno torboso, ma non si sono trovati rifiuti o corpi estranei sepolti».
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