"E' solo odio teologico": c'è aria di dimissioni
Il Fatto Quotidiano gli ha attribuito una serie di giudizi durussimi su Francesco. Ma il vescovo di Ferrara reagisce: "Qualcuno mi ha registrato?"
Da monsignor Negri c’è da aspettarsi di tutto. Metto in atto, di conseguenza, le sue stesse imprevedibilità. Gli faccio un agguato fuori della cappella della casa di riposo Betlem, via Fabbri, Ferrara. Sta celebrando messa in memoria dei preti defunti. Lui esce dopo il Salve Regina.
So perfettamente che mi ha intravisto attraverso la porta a vetri, mentre amministrava la comunione alle vecchine munite di sedie a rotelle, tutori e deambulatori. Lui sulla soglia, il suo stemma sopra l’architrave, la foto di papa Bergoglio a sinistra. Amen.
Lo affronto. Mi affronta. Ha visto il Fatto Quotidiano, stamattina? Titola e scrive che lei, di ritorno da Roma, sul Frecciarossa, avrebbe detto ad alta voce che Francesco deve fare la fine di quell’altro Papa. Chiuso nel cappotto nero l’arcivescovo dice di non voler parlare. Zero dichiarazioni. Tutto rinviato al pomeriggio o, addirittura a giovedì. Ma la sua lettera arriva in serata: chiederà consiglio al Papa. Dimissioni?
Non è scuro in volto, neanche teso, o adirato dal buongiorno che gli ha sbattuto in faccia e in chiesa il giornale diretto da Marco Travaglio.
Negri è un uomo che ha bisogno di riscaldamento. Di carburazione. È un burbero che poi esplode. Allora gli sto addosso, mentre i preti lo accompagnano alla sua Volvo targata San Marino, parcheggiata davanti alla casa di riposo. Guardi, monsignore, se dice niente è peggio. «Ma lo capisce anche lei... non crede che tutta questa storia risulti incredibile?», chiede sua eccellenza circondato dai preti che cercano di portarselo via.
«Ma questi hanno la registrazione? Mi hanno registrato sul treno? Sa bene anche lei che un conto è sentire, oppure immaginare di sentire. Quante cose pensa e dice, ma non appartengono davvero al suo pensiero, eh?». Cioè, il monsignore combatte in difesa, e fa le domande al giornalista. A me. Poi, per cinque minuti scompare. Va a salutare gli anziani. Un diacono ci chiede che cosa è capitato di tanto grave. Gli spalanco il Fatto Quotidiano e lui mormora oh, Dio mio. Sbianca. Negri torna, sorridente. E immagino che i cinque minuti di distacco dal giornalista gli abbiano permesso di realizzare, mettere in ordine un ragionamento. Eccolo qua: fulmina e rifulmina i suoi vecchi nemici, anzi, i nemici del cattolicesimo e della gerarchia: «Vede? Questo episodio spiega tutto l’odio teologico nei confronti della Chiesa». A questo punto con la croce pettorale e lo zucchetto paonazzo cerca di sgusciare dentro l’automobile. Lo inseguo, mentre una signora gli bacia l’anello, sia lodato Gesù Cristo. Ha detto o non ha detto quelle cose sul Frecciarossa? Lui mi bisbiglia una battuta mentre l’autista, il Nando, lo sigilla nell’abitacolo, insonorizzandolo.
Che cosa ha detto? Monsignore è gentile, e ripete: «Ho detto che se lei trova qualcuno che crede alle cose che sono state scritte da quel giornale stamattina io sono disposto a pagarlo. Sì, lo pago».
Il Fatto Quotidiano ieri ha titolato largamente in prima pagina: “Vecovo di Cl: ’Francesco deve fare la fine di quell’altro Papa’”. Occhiello esplicativo: “Monsignor Negri, il presule di Ferrara contro il Pontefice e due colleghi bergogliani”. Una bomba. Il vescovo ciellino è monsignor Luigi Negri, capo della Chiesa di Ferrara. Uomo fermo, inox, celebre per le sue posizioni conservative e conservatrici, cresciuto al fianco don Giussani e quindi co-fondatore di Comunione e Liberazione. Negri, il milanese pragmatico: ormai ogni sua parola e gesto sono fonti di polemiche nella città che fu del fustigatore Savonarola.
Secondo il giornalista Loris Mazzetti il presule in viaggio da Roma sul Frecciarossa il 28 ottobre sarebbe stato captato da qualche passeggero mentre discuteva con il suo segretario e poi, al telefono con Renato Farina.
Negri avrebbe affermato ad alta voce: «Speriamo che con Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come aveva fatto con l’altro». Il riferimento è a Giovanni Paolo I che governò la Chiesa soltanto 33 giorni e sulla sua fine improvvisa, è risaputo, è ancora in corso un’ampia mitologia di misteri irrisolti. Oggi ancor di più per l’assedio intorno a Papa Francesco che è premente, multidirezionale e sotterraneo. Il vescovo di Ferrara, sempre durante il viaggio verso Bologna e quindi Ferrara, secondo il Fatto Quotidiano, avrebbe espresso un giudizio anche sulle fresche nomine dei nuovi responsabili dell’arcidiocesi di Bologna e Palermo con monsignor Matteo Zuppi e monsignor Corrado Lorefice: «Dopo le nomine di Bologna e Palermo posso diventare Papa anch’io. È uno scandalo. Incredibile, sono senza parole. Non ho mai visto nulla di simile».
Il quotidiano diretto da Marco Travaglio ha annotato anche un’altra affermazione attribuita a Negri, sempre sulle scelte di Bergoglio: «Sono nomine avvenute nel più assoluto disprezzo di tutte le regole. È un metodo che non rispetta niente e nessuno. La nomina a Bologna è incredibile.
A Caffarra (l’ex arcivescovo e cardinale della stessa area conservatrice di Negri, in pensione da poche settimane, ndr) ho promesso che farò vedere i sorci verdi a quello (a Zuppi), a ogni incontro non gliene farò passare una. L’altra nomina, quella di Palermo, è ancora più grave. Questo ha scritto un libro sui poveri (Lorefice) - che ne sa lui dei poveri - e su Lercaro e Dossetti, suoi modelli, due che hanno distrutto la Chiesa italiana».
Il Fatto Quotidiano spiega di aver saputo delle esternazioni ferroviarie dell’arcivescovo di Ferrara attraverso “testimoni oculari” in viaggio nella carrozza di prima classe su quel Frecciarossa in corsa da Roma a Bologna il 28 ottobre.
Il quotidiano di Travaglio chiede all’arcivescovo di smentire o confermare. La segreteria del monsignore ieri sera ha detto gelidamente alla Nuova che se ne riparlerà.
Nell’attesa va considerato che la polvere da sparo in giro per la carrozza del Frecciarossa e propagata dai media è tanta. Compreso il riferimento a Renato Farina, già parlamentare del Pdl, che ha avuto guai con la giustizia e l’Ordine dei Giornalisti per la sua collaborazione con i servizi segreti, opinionista di “Libero” e del “Giornale” (sul primo quotidiano ogni tanto scrive anche Negri). Auguri monsignor Negri, che oggi compie 74 anni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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